Dna di Ignoto 1 non era sugli slip di Yara Gambirasio, difesa Bossetti apre un nuovo giallo

Difesa di Bossetti sostiene che Dna di Ignoto 1 non era sugli slip di Yara Gambirasio, apre un nuovo giallo.

Dna di Ignoto 1 non era sugli slip di Yara Gambirasio, difesa Bossetti apre un nuovo giallo
Dna di Ignoto 1 non era sugli slip di Yara Gambirasio, difesa Bossetti apre un nuovo…

La difesa di Massimo Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha sollevato nuove perplessità sulle prove che hanno portato alla sua condanna. Secondo gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, il campione di Dna di “Ignoto 1”, attribuito inizialmente al muratore, non sarebbe stato trovato sugli slip della 13enne di Brembate di Sopra. L’errore, secondo la difesa, potrebbe aver portato a una conclusione errata del processo.

La prova regina del processo in discussione

Il Dna di Ignoto 1, che ha costituito la prova principale dell’accusa, è stato ritenuto corrispondente al profilo di Massimo Bossetti. Tuttavia, la difesa ha sottolineato che il campione non era presente sugli slip di Yara Gambirasio, come dimostrato dalle fotografie ottenute dopo 11 anni. Queste immagini hanno rivelato un errore tecnico nella gestione del reperto, che potrebbe aver compromesso l’integrità delle analisi.

La distruzione del campione ha reso impossibile una corretta analisi. Secondo il consulente della difesa, Marzio Capra, la procedura di estrazione del Dna ha comportato la distruzione del campione, rendendo impossibile una corretta analisi. Il brandello di slip da cui è stato prelevato il materiale è stato fotografato oltre un’ora e mezza dopo il trattamento, un momento in cui il reperto era già compromesso. Il genetista forense ha definito questa situazione “catastrofica” dal punto di vista scientifico.

Un errore che ha cambiato il corso del processo

La difesa ha anche contestato altri elementi dell’accusa, come la compatibilità tra fibre trovate sui leggins di Yara Gambirasio e filamenti sul furgone di Bossetti, nonché la presenza di microsfere di metallo sugli indumenti della vittima e sul mezzo. Gli avvocati sostengono che questi indizi non dimostrano necessariamente la colpevolezza del condannato.

La difesa ha ripercorso in un servizio dell’ultima puntata de Le Iene gli indizi che hanno portato all’incriminazione dell’operaio edile di Mapello. Tra i principali elementi dell’accusa rientravano la compatibilità tra fibre di tessuto e filamenti, il ritrovamento di microsfere di metallo e il passaggio della vittima dalla cella telefonica che un’ora prima era stata agganciata dal cellulare di Bossetti. Questi elementi non dimostrano necessariamente la sua colpevolezza.

Nella giornata di lunedì 5 ottobre, la difesa di Bossetti presenterà una richiesta di nuove analisi tecnico-scientifiche, con l’obiettivo di esaminare tracce mai approfondite sugli abiti della vittima. L’obiettivo è puntare all’eventuale revisione del processo, che potrebbe portare a un nuovo esame delle prove. La difesa ha anche sottolineato come la correttezza scientifica sia fondamentale per garantire un processo giusto.

La questione rimane aperta, ma la difesa ha ritenuto necessario mettere in luce le lacune nella gestione delle prove, che potrebbero aver influenzato la sentenza. Il caso di Yara Gambirasio continua a suscitare interesse e dibattito, anche dopo più di un decennio dall’omicidio.