Il Congresso spagnolo respinge i decreti casa, Sanchez valuta elezioni anticipate

Il Congresso spagnolo ha respinto due decreti per la casa, con il governo che valuta elezioni anticipate a novembre.

Il Congresso spagnolo ha respinto due decreti urgenti per la casa, mettendo in crisi il governo del premier Pedro Sanchez. La decisione, votata con un netto margine di sconfitta, ha reso più probabile l’idea di elezioni anticipate, che potrebbero avvenire a fine novembre. La protesta popolare, alimentata da uno sfratto di un’87enne a Madrid, ha messo in evidenza le tensioni crescenti sul tema abitativo e ha spinto il governo a valutare una soluzione estrema. La sconfitta ha messo in discussione il fragile equilibrio parlamentare su cui si basa la legislatura iniziata nel 2023.

La crisi abitativa diventa punto di rottura

La decisione del Congresso ha segnato un ulteriore colpo al governo, che aveva cercato di trovare una soluzione al problema degli sfratti e dei prezzi della casa. Il primo decreto, che prevedeva il rinnovo automatico dei contratti d’affitto e indennizzi per i proprietari, è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Il secondo, che aveva come unica misura il rinnovo automatico per due anni e indennizzi per gli inquilini, è stato bocciato con 184 no e 166 sì. Determinanti per il risultato sono stati i voti contrari del Partito Popolare, Vox e dei 7 deputati di Junts, un copione già visto a febbraio.

La protesta popolare ha messo in luce la crescente insoddisfazione per la gestione del tema abitativo. La manifestazione, che ha visto migliaia di cittadini in piazza a Madrid e in altre città, ha spinto il governo a valutare una soluzione estrema. Il premier Pedro Sanchez, intervenendo a sorpresa in aula, ha chiesto ai deputati di “mettere da parte i calcoli politici” e pensare alle famiglie in difficoltà. La sconfitta ha reso più probabile l’idea di elezioni anticipate, che potrebbero avvenire a fine novembre.

La mobilitazione popolare e il rischio di elezioni anticipate

Secondo fonti governative, il premier sta valutando se la mobilitazione popolare rappresenti un fenomeno sufficientemente ampio e duraturo da giustificare un voto anticipato. La data più probabile indicata è domenica 29 novembre, secondo fonti citate da elDiario.es. Per arrivare a quella scadenza, Sanchez dovrà formalizzare lo scioglimento delle Camere già la prossima settimana. La decisione, tuttavia, non sarà semplice, poiché il governo dovrà valutare anche le condizioni degli alleati, in particolare di Sumar, che non ha ancora completato il progetto di “Frente Amplio”, un fronte che dovrebbe coagulare le forze di sinistra per frenare l’ascesa di Vox.

La crisi abitativa, alimentata da uno sfratto di un’87enne a Puerta del Sol, ha messo in evidenza le tensioni crescenti nel Paese. La ministra Isabel Rodriguez, intervenendo in aula, ha ricordato che nel principale provvedimento erano state recepite numerose richieste del partito di Carles Puigdemont. La sconfitta del governo ha reso più probabile l’idea di elezioni anticipate, che potrebbero segnare un ulteriore cambiamento nella politica spagnola. La protesta, che ha visto slogan come “I vostri guadagni, la nostra miseria!”, ha spinto il governo a valutare una soluzione estrema. La sconfitta ha messo in discussione il fragile equilibrio parlamentare su cui si basa la legislatura iniziata nel 2023. La decisione del Congresso ha reso più probabile l’idea di elezioni anticipate, che potrebbero avvenire a fine novembre.