L’Irlanda si schiera contro Israele: il boicottaggio del calcio diventa un tema di dibattito nazionale
L’Irlanda si schiera contro Israele: il boicottaggio del calcio diventa un tema di dibattito nazionale
L’Irlanda si trova al centro di un dibattito acceso sul boicottaggio del calcio contro Israele, con il ct Heimir Hallgrímsson e la maggioranza dei tifosi che si oppongono all’idea di giocare contro la squadra israeliana. L’imminente doppio confronto nella Nations League ha suscitato reazioni forti, coinvolgendo non solo il mondo del calcio, ma anche esponenti politici, sindacati e persino la televisione pubblica.
Boicottaggio e protesta: il calcio si schiera
Le gare, che si terranno in campo neutro a Debrecen e Bačka Topola, sono state spostate per evitare le proteste dei tifosi, ma la decisione della Federcalcio irlandese (Fai) è stata vista come un tentativo di mettere a tacere le polemiche. Shane Moore, coordinatore della campagna Stop the Game, ha spiegato che il trasferimento in Ungheria e Serbia non cambia nulla, poiché entrambi i paesi non sono neutrali. «Lo dimostra il modo in cui rivendicano il loro, di genocidio», ha sottolineato.
Un consenso forte tra tifosi e calciatori
Due sondaggi recenti hanno evidenziato un forte sostegno al boicottaggio. Il 75,6 per cento dei tifosi irlandesi, secondo un sondaggio dell’Irish Football Supporters Partnership, è a favore del boicottaggio, mentre il 63 per cento dei calciatori e calciatrici, secondo un sondaggio della Pfai, è contrario a giocare contro Israele. Il presidente della Pfai, Roberto Lopes, ha sostenuto la posizione del boicottaggio, ricordando la sua origine capoverdiana e la sua esperienza internazionale. La protesta ha coinvolto anche giocatori come James McClean e Katie McCabe, che hanno espresso le loro posizioni in modo chiaro. «Non a Dublino, non in Ungheria, non in Serbia. Non quando Israele sta commettendo un genocidio», ha scritto Kevin Kilbane sull’Irish Times.
La televisione pubblica e il dibattito nazionale
La televisione pubblica Rté ha deciso di trasmettere le due partite contro Israele, ma senza telecronaca, interviste o collegamenti dallo studio. Questa decisione ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni che la vedono come un tentativo di mantenere la neutralità, mentre altri la considerano un’azione di censura. Il dibattito ha coinvolto anche esponenti politici, che hanno espresso opinioni diverse su come gestire la situazione.
La protesta non si limita al calcio: le tifoserie dell’Irish League espongono striscioni con le scritte “Stop the game” e “Free Palestine”, e alcuni club, come il Bohemian di Dublino, hanno organizzato raccolte fondi e collaborato con gruppi attivisti. L’Irlanda, attraverso il calcio, si schiera in un dibattito nazionale che coinvolge diritti umani, politica e identità. La Nations League, che dovrebbe diventare un campo di confronto tra squadre, si trasforma in un simbolo di tensioni internazionali. Il calcio, in Irlanda, non è più solo un gioco, ma un mezzo per esprimere posizioni forti e contestare decisioni che vengono viste come incoerenti o ipocrite.
