Cimici e muffa nel carcere di Sollicciano: il caso diventa questione di legittimità costituzionale

Un detenuto mostra cimici raccolte in carcere, il sistema penitenziario in crisi attende la Consulta.

Un detenuto a Sollicciano ha mostrato a Susanna Marietti, coordinatrice di Antigone, le cimici da letto raccolte in cella, segnando un ulteriore episodio di condizioni di vita degradanti nel carcere fiorentino. L’episodio, raccontato da Marietti, ha acceso un dibattito su un tema cruciale: il diritto alla dignità nel sistema penitenziario italiano. La situazione di Sollicciano, a pochi chilometri dal Duomo e da Ponte Vecchio, è diventata simbolo di un sistema in crisi, con celle allagate, muffa alle pareti e un’organizzazione che non risponde alle esigenze di base dei detenuti.

Condizioni di vita inumane e il ruolo della magistratura

Il detenuto, con un italiano un po’ stentato, ha aperto una busta da lettere e mostrato a Marietti i pallini scuri raccolti dai letti. “Sono le cimici”, ha chiarito, mentre il poliziotto che accompagnava la visita ha fatto un gesto di spalle, come a dire che non è colpa loro. La descrizione del carcere è drammatica: corridoi fetidi, celle disadorne e un’infrastruttura in cattive condizioni. La Procura di Firenze ha già disposto il sequestro preventivo di sette sezioni del carcere, a causa delle condizioni fatiscenti che mettono a rischio chi vi lavora e chi vi è recluso.

La condizione di Sollicciano non sarebbe colpa dei suoi ritardi e delle sue incapacità, sostiene Marietti, bensì della magistratura che si è messa di traverso.

Il Ministero della Giustizia, con interventi sporadici e tempistiche lente, è stato formalmente giudicato inadempiente. Da anni, la struttura vede solo piccoli e insufficienti interventi di manutenzione, pagati dalla stessa direzione. Il piano di lavori da nove milioni di euro è rimasto solo negli annunci. Il ministro Nordio si è opposto al sequestro, ma il Tribunale di Firenze ha rigettato la sua richiesta. Invece di ammettere che il caso di Sollicciano è la punta estrema di un sistema illegale e al collasso, il rappresentante di Antigone ha annunciato che impugnerà il provvedimento e continuerà a dare battaglia presso il Tribunale del Riesame.

La Consulta e la legittimità costituzionale

Lo scorso marzo, il Tribunale di Sorveglianza fiorentino ha sollevato una questione di legittimità presso la Corte Costituzionale. Si chiede se l’articolo del codice penale che prevede il rinvio facoltativo della pena e l’articolo dell’ordinamento penitenziario che disciplina la detenzione domiciliare siano incostituzionali. La domanda è chiara: se non c’è spazio per l’ennesimo detenuto, se bisogna contendersi il materasso, l’aria e i colloqui con gli educatori, la pena carceraria deve venire sospesa. La pronuncia della Consulta è attesa per il prossimo 22 settembre e potrebbe rappresentare un punto di svolta per il sistema delle pene.

Nessuno entri più in carcere se non c’è posto per lui. Nessuno viva più condizioni di sovraffollamento.

Il caso ha suscitato un dibattito nazionale, con l’auspicio che la Consulta possa dare un nuovo senso al sistema penitenziario. Si creino liste di attesa per scontare la pena. Tutto il mondo guarderebbe a un’organizzazione di questo tipo. I governanti dovrebbero ridurre la loro brama di sventolare manette a fini di propaganda. E avremo dato senso persino a quelle cimici.