Pablo Trincia: “Garlasco è pornografia del dolore, di Chiara non interessa a nessuno”
Pablo Trincia critica la copertura mediatica del delitto di Garlasco, definendola “pornografia del dolore”.

Pablo Trincia, giornalista e podcaster, ha espresso la sua posizione in merito alla copertura mediatica del delitto di Garlasco, definendola “pornografia del dolore” e sottolineando che “di Chiara non interessa a nessuno”. In un’intervista, il giornalista ha spiegato la sua scelta di non occuparsi del caso, ritenendo che la sua narrativa sia diventata un prodotto commerciale, privo di senso e di valore umano. Trincia ha criticato il sistema mediatico, che, a suo parere, si dedica esclusivamente al consumo di dolore e di tensioni, senza cercare di comprendere le vere problematiche che si nascondono dietro i fatti.
Il confine tra true crime e pornografia del dolore
Secondo Trincia, il true crime, quando è fatto con un fine sociale, ha un senso. Ma quando si riduce a un prodotto per il consumo di emozioni e sensazioni, diventa “pornografia del dolore”. Il giornalista ha sottolineato che il true crime non dovrebbe essere un mezzo per guadagnare ascolti o vendite, ma un strumento per denunciare ingiustizie, condizioni umane o dolore familiare. Se racconti per denunciare un caso di mala giustizia, una condizione umana o il dolore di una famiglia, quel racconto ha un senso. Al contrario, se lo fai soltanto per provocare brividi con sangue, sesso, coltelli e tradimenti, allora è pornografia del dolore.
La critica al sistema mediatico
Trincia ha attaccato chi si occupa quotidianamente del delitto di Garlasco, ritenendo che la sua copertura sia diventata un prodotto da comprare, vendere e rivendere. “Garlasco ormai è diventato qualcosa da comprare, vendere e rivendere: più dura e più il sistema mediatico è contento”, ha detto. Secondo il giornalista, le persone coinvolte nel caso, come Chiara Poggi, si trasformano nel tempo in volti e nomi da vendere, senza che nessuno si prenda la responsabilità di cercare la verità o di comprendere le dinamiche reali. Non frega niente a nessuno di chi abbia ucciso Chiara, ma neppure di Chiara in generale. Nessuno sa chi fosse, cosa le piacesse.
Il giornalista ha anche sottolineato che il giornalismo ha un potere gigantesco, in grado di cambiare la vita delle persone. Per questo motivo, ha ritenuto che la sua scelta di non occuparsi del caso di Garlasco fosse una forma di resistenza, una difesa del valore del giornalismo vero. “Non voglio giocare a quel gioco, è uno stupro mediatico”, ha concluso Trincia, sottolineando che ci sono mille casi che meritano di essere raccontati, e non ha senso buttarsi tutti sulla stessa storia.
Trincia ha anche ricordato come il giornalismo abbia un potere gigantesco che può cambiare la vita delle persone. “Se racconti per denunciare un caso di mala giustizia, una condizione umana o il dolore di una famiglia, quel racconto ha un senso”, ha detto. Il giornalista ha espresso la sua preoccupazione per il modo in cui il delitto di Garlasco è stato trattato, con un focus esclusivo su ascolti e vendite, senza cercare di comprendere le vere problematiche che si nascondono dietro i fatti.
Il giornalista ha anche sottolineato che il true crime, quando è fatto con un fine sociale, ha un senso. Ma quando si riduce a un prodotto per il consumo di emozioni e sensazioni, diventa “pornografia del dolore”. Il giornalista ha espresso la sua preoccupazione per il modo in cui il delitto di Garlasco è stato trattato, con un focus esclusivo su ascolti e vendite, senza cercare di comprendere le vere problematiche che si nascondono dietro i fatti.
