Il Giappone chiude le porte: aumento tasse e controlli su stranieri e turisti
Il Giappone aumenta tasse e controlli su stranieri e turisti per limitare l’immigrazione e il sovraffollamento.

Il Giappone, pur affrontando una mancanza di lavoratori, sta adottando misure stringenti per limitare l’immigrazione e il turismo, con un aumento delle tasse e dei controlli sugli stranieri. Dal 1 luglio, chi desidera rimanere permanentemente nel Paese dovrà pagare 20 volte di più il visto, mentre quelli da rinnovare ogni tot anni sono aumentati di 5 volte, da 3.000 yen a 15.000. Le tasse per entrare e uscire dal Paese sono state alzate, segnando un ulteriore passo verso un isolamento crescente.
Un sentimento di chiusura cresce tra i giapponesi
La percentuale di persone contrarie all’accoglienza di un maggior numero di residenti stranieri è salita quest’anno al 56,3%, con un aumento di 20,7 punti percentuali rispetto al 2024. Secondo l’Istituto di Scienze Sociali dell’Università di Tokyo, il sentimento di chiusura nei confronti degli stranieri si sta intensificando, con una conseguenza diretta sull’uso del passaporto: solo il 18% della popolazione possiede un documento di viaggio.
La chiusura non riguarda tutti, ma alcune provenienze specifiche.
Secondo Tetsuro Akanegakubo, giornalista e preside della scuola di giapponese di Roma, la chiusura agli stranieri non si rivolge verso tutti, ma particolarmente nei confronti di alcune provenienze specifiche. Tra questi, i cinesi molto abbienti che comprano edifici in Giappone per speculare su vendite e affitti, e i giovani e adulti che non desiderano più studiare o viaggiare all’estero. Questi fattori contribuiscono a un clima di diffidenza e rifiuto nei confronti degli stranieri.
La politica di chiusura si riflette nei regolamenti
La ministra Onoda Kimi, responsabile del ministero della Sicurezza Economica e della società caratterizzata da una convivenza ordinata e armoniosa con i cittadini stranieri, ha introdotto nuove normative che limitano l’accesso ai lavoratori e ai turisti. Nata negli Stati Uniti da padre americano e madre giapponese, la ministra più giovane del governo ha cresciuto con la mamma single in Giappone, e le sue esperienze di “half” (mezza giapponese) potrebbero aver influenzato la sua visione di chiusura.
Le differenze culturali e di comportamento emergono nettamente.
Le normative si basano su una narrativa che mette in primo piano le differenze culturali, anche se alcuni esperti sottolineano che i lavoratori stranieri sono spesso trattati male dagli imprenditori giapponesi. Tuttavia, la politica attuale punta a ridurre l’immigrazione e il turismo, anche se quest’ultimo è diventato un problema reale per le comunità locali. Il sovraffollamento turistico ha portato a disagi crescenti, con i residenti che si ribellano a comportamenti considerati inappropriati, come l’uso del cellulare in pubblico, il parlare a voce alta o la spazzatura gettata dove non si deve. Per risolvere questa situazione, il quartiere di Shinjuku (Tokyo) ha annunciato la chiusura di alcuni minpaku (affitti brevi tipo Airbnb), riducendo l’offerta di alloggi per turisti di oltre la metà. Queste misure segnano un ulteriore passo verso un isolamento crescente, con il Giappone che si allinea con i governi europei e statunitensi. La politica di chiusura, però, non sembra risolvere i problemi economici e demografici del Paese, ma piuttosto accentuare le tensioni tra residenti e stranieri. Il futuro di questa politica resterà da vedere, ma per ora il Giappone sembra voler chiudere le porte a chi viene da fuori.
