Caldo estremo e musei in fiamme: il clima modifica i flussi turistici in Italia e Francia

Il caldo estremo ha ridotto le presenze nei musei italiani, mentre in Francia si registrano chiusure e danni economici.

Musei e parchi archeologici in Italia e Francia affrontano il caldo estremo con aperture serali e misure di raffreddamento
Musei e parchi archeologici in Italia e Francia affrontano il caldo estremo con aperture serali e misure di raffreddamento

L’estate 2026 si è rivelata estremamente calda, con effetti significativi sui musei e sui luoghi di interesse culturale in Italia e in Francia. In Italia, nonostante le temperature torride, il comparto culturale ha reagito con iniziative che hanno limitato i cali delle presenze, mentre in Francia molte strutture hanno dovuto chiudere o limitare le aperture a causa del caldo. Il Louvre, uno dei musei più prestigiosi al mondo, ha subito danni economici per almeno un milione di euro a causa del caldo estremo. In Italia, invece, il sistema ha dimostrato una certa resilienza, grazie a piani precisi e misure di adattamento.

Strategie di adattamento al caldo estremo

La gestione del caldo ha richiesto un approccio innovativo, soprattutto in luoghi come il Parco Archeologico di Pompei, dove le temperature superano i 40 gradi. Nonostante le condizioni estreme, il sito ha registrato presenze record a Ferragosto, grazie a aperture serali e iniziative mirate a distribuire meglio i flussi dei visitatori. Le aperture serali sono utili ma è evidente che con queste temperature bisogna prevedere un cambiamento radicale delle città, avverte Edoardo Zanchini, direttore dell’ufficio del clima di Roma.

La strategia di apertura serale ha permesso di mantenere alto il livello dei visitatori anche in Sicilia, dove luoghi come la Valle dei Templi, Segesta e Selinunte hanno visto un aumento delle presenze. Le aperture serali e gli spettacoli hanno permesso di far arrivare da metà luglio 24mila persone mentre Selinunte ha superato le 12mila presenze dello scorso anno, spiega Alfonsina Russo, capo del Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale al ministero della Cultura.

Effetti del caldo su musei e strutture culturali

Il caldo ha colpito anche i musei italiani, come gli Uffizi a Firenze, dove l’impianto di aria condizionata è andato in sovraccarico il 24 giugno. La chiusura obbligata, il rimborso dei biglietti e la corsa per riparare il guasto hanno causato un danno economico significativo. «Due giorni dopo gli Uffizi erano di nuovo aperti e hanno garantito una situazione climatica perfetta per tutta l’estate», assicura Russo. Nonostante i problemi, il comparto culturale italiano ha registrato un aumento delle presenze in giugno e luglio, con una flessione compensata in agosto dalle aperture serali.

La situazione è diversa in Campania, dove il Parco Archeologico di Pompei ha visto un aumento record di visitatori. «A Roma quest’anno abbiamo presentato il primo Piano Caldo», spiega Zanchini, sottolineando l’importanza di misure come l’installazione di cannoni nebulizzatori d’acqua per rinfrescare le file all’esterno. «Non è una risposta alle alte temperature ma contribuisce a diversificare i tempi e a distribuire meglio i flussi dei visitatori nell’arco della giornata», conclude Russo.

Il caldo estremo ha messo in evidenza la necessità di adattare le strutture culturali alle condizioni climatiche estreme. In Italia, i musei in estate appartengono alla categoria dei rifugi climatici, insieme a cinema e biblioteche. In Francia, questa strategia ha dato una mano anche all’industria cinematografica, e forse anche in Italia si avrà un effetto simile. Per ora, il focus è su evitare danni all’industria culturale e su una ridefinizione degli spazi esterni delle città per offrire l’ombra necessaria a chi deve rimanere in fila a lungo per entrare in un museo.