Risorse e poteri ai territori. Londra offre un modello per l’Italia

Londra punta su territori più autonomi: un modello per l’Italia.

Un sindaco e un ministro discutono di politiche locali e risorse per i territori
Un sindaco e un ministro discutono di politiche locali e risorse per i territori

La svolta in corso a Londra, con il nuovo primo ministro Andy Burnham, ha messo al centro l’attenzione ai territori, un tema che potrebbe trovare spazio anche in Italia. L’obiettivo è restituire poteri, risorse e attenzioni agli Enti Locali, dopo anni di centralizzazione, abbandono e privatizzazioni. La scelta di Burnham mira a rilanciare l’idea di un paese in cui i territori non sono più margini, ma centri di decisioni e azioni concrete. In Italia, il tema è sempre più urgente, soprattutto in contesti come le aree interne, le periferie in abbandono o i territori che hanno perso la propria vocazione produttiva.

Un modello per il futuro

Il modello inglese si basa su un’idea chiara: dare ai territori la capacità di rispondere ai propri problemi, con progetti diffusi che aiutino l’economia e migliorino la vita delle persone. Burnham ha sottolineato l’importanza di ascoltare i territori e di restituire loro «i poteri di cui hanno bisogno per mettere mano ai problemi». Questo approccio potrebbe essere un’alternativa al sistema attuale, in cui le decisioni sono spesso centralizzate e i comuni non hanno le risorse per agire.

Un esempio concreto arriva da Barcellona, dove il sindaco ha introdotto una tassa di soggiorno per i turisti, utilizzata per finanziare interventi come l’installazione di aria condizionata nelle scuole e l’ombreggiamento delle piazze. Questo modello potrebbe essere replicato in Italia, dove in alcuni casi la tassa di soggiorno è stabilita a livello nazionale, limitando la capacità dei comuni di decidere autonomamente. A Roma, ad esempio, il tetto massimo è fissato a 10 euro, mentre in alcuni alberghi a cinque stelle le tariffe superano i 30mila euro a notte.

La mancanza di autonomia nella gestione di tasse e fondi rappresenta un limite per i territori, che non possono agire in modo flessibile.

Un lavoro da fare insieme

Per rendere efficace questa svolta, è necessario un lavoro di base: ascoltare i territori, coinvolgere i diversi ministeri e il Parlamento, e creare una struttura a Palazzo Chigi dedicata a questa missione. L’obiettivo non è solo dare potere, ma anche accompagnare le sperimentazioni con obiettivi chiari e paletti per gli Enti Locali. Questo significa promuovere riforme e supportare progetti che possano rilanciare i territori e, di conseguenza, l’intero paese. Un esempio di questa visione è la gestione delle cave e delle acque minerali, dove la mancanza di regole chiare ha portato a guadagni privati senza benefici per i comuni. Inoltre, è necessario far sedere al tavolo il ministero dei Beni culturali e i sindaci per fissare regole condivise, come la possibilità di piantare alberi anche nei centri storici, oggi bloccati dalle Soprintendenze. Questi sono solo alcuni dei passi necessari per un modello diverso, in cui i territori tornino al centro dell’agenda politica.

La svolta inglese offre un’alternativa concreta, ma in Italia ci sono ancora molte resistenze e tradizioni da superare.