Lavitola e Ranucci: le chat segrete su Signal e i soldi in gioco
Lavitola e Ranucci scambiano messaggi su Signal, indagati per possibili abusi di influenza.

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Il 18 dicembre 2024, Sigfrido Ranucci, ex conduttore di Report, invia un messaggio a Valter Lavitola, un faccendiere noto per i suoi legami con il mondo politico e imprenditoriale. «Vai su Signal», suggerisce il giornalista al suo amico, inoltrandogli l’app del servizio di messaggistica dove la privacy è alla base di tutto. L’interazione emerge dalle chat agli atti dell’inchiesta e viene resa nota da Domani, che ha potuto leggere le conversazioni. Gli inquirenti, in particolare i pm dell’Antimafia, stanno cercando di capire cosa nascondevano quelle chat, provando a recuperarle e mettendole in ordine. La conversazione si sposta su Signal, dove, secondo gli investigatori, sono scomparsi messaggi in modo sospetto, cancellati prima e dopo l’ordigno dinamitardo piazzato dallo stesso Lavitola.
Le chat su Signal e l’ossessione di Lavitola
Prima di Signal, c’era Whatsapp. Il 25 settembre 2024, Lavitola scrive a Ranucci un messaggio particolare: «News dalla Digos?». La domanda sembra strana, ma il motivo è chiaro: Lavitola, ossessionato dal lavoro di Ranucci, si informava di quello che mandava in onda Report e si impiccava troppo. Il faccendiere, inoltre, era usato come punto di contatto con l’allora conduttore di Report, il giornalista televisivo più famoso d’Italia. La vicenda delle mura del ristorante Cefalù è una conferma di questa relazione. I costruttori Pulcini, come svelato da Domani, si erano messi in contatto con Lavitola, che chiedeva a Ranucci di vederli perché «hanno onore di incontrarti». Alla fine, il volto noto di Rai3 incontrava davvero i palazzinari Antonio e Daniele Pulcini, quest’ultimo in confidenza con Massimo Carminati.
Le chat segrete tra Lavitola e Ranucci sono al centro di un’indagine che cerca di chiarire i loro rapporti e le motivazioni dietro i messaggi scambiati. Lavitola, infatti, non si limita a interessarsi del lavoro di Ranucci, ma si impiccia anche di Report e dei contenuti del programma, sfruttando, forse, la buona fede del giornalista. «Conosci Massimo Osanna…si sente perseguitato da te», scrive il faccendiere. Osanna è capo del dipartimento per le attività culturali del ministero della Cultura, sposato con Gianluca De Marchi, imprenditore di Urban Vision che con Neutralia ha investito nel carbon credit insieme a Lavitola.
Le indagini sui soldi di Lavitola
De Marchi, contattato da Domani, ha spiegato che la chiamata a Valterino l’ha fatta lui. «Mi erano giunte voci che Report stesse preparando una puntata che avrebbe parlato anche di Massimo. Conoscendo il rapporto tra Ranucci e Lavitola, ho chiesto a quest’ultimo informazioni». Il faccendiere «mi rispose che ne avrebbe parlato con Ranucci». In quel periodo, effettivamente, Report dedica una puntata al tema cultura, firmata da Giorgio Mottola, dove Osanna viene citato una sola volta. Ranucci, contattato da questo giornale, spiega che la chat su Signal con Lavitola «è stata usata pochissime volte. È normale nei rapporti che i giornalisti costruiscono con le fonti».
Le indagini proseguono, cercando di chiarire se i messaggi scambiati tra Lavitola e Ranucci fossero legati a interessi economici o a pressioni su contenuti di Report. In merito alla Digos, Ranucci dice di non ricordare il messaggio, ma potrebbe riguardare l’indagine, poi completamente archiviata, sull’origine della famosa foto in autogrill tra Marco Mancini e Matteo Renzi. «E poi – spiega Ranucci – lo sapete quante volte sono andato alla Digos per querele ricevute? Magari il messaggio era per questo». Su Osanna: «Non risposi neanche a quel messaggio, né ad altri che Lavitola mi ha mandato. Mai nessuno ha condizionato le inchieste di Report».
L’ex conduttore, infine, lamenta un accanimento nei suoi confronti prima di elencare una serie di soggetti di cui nessuno si sarebbe mai occupato. Tra questi il giornalista Antonino Monteleone: «Ha aperto un circolo di Dell’Utri in Calabria». «Era un evento universitario, comunque 4 anni dopo, nel 2011, entrai a Report su segnalazione di Ranucci», replica Monteleone. Ranucci nomina anche Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti, che «parlò di una bomba-farsa (dichiarazione poi smentita dallo stesso Corsini, ndr)». Le indagini della procura, intanto, proseguono.
