Governo Meloni accelera su trivelle: «Aumentiamo la produzione di gas e petrolio in Italia»
Il governo Meloni rilancia le trivelle per aumentare la produzione di gas e petrolio in Italia, con focus su Basilicata e altre regioni.

Il governo Meloni ha annunciato un piano per accelerare l’estrazione di gas e petrolio in Italia, puntando su una maggiore produzione nazionale per ridurre la dipendenza dall’estero e garantire la sicurezza energetica. La decisione, approvata nel Consiglio dei ministri, prevede la riduzione dei tempi per le autorizzazioni e l’incremento delle attività di esplorazione e estrazione di idrocarburi. La politica energetica del governo, volta a rafforzare la sovranità energetica, ha suscitato reazioni immediate da parte delle opposizioni e delle forze ambientaliste, che accusano il governo di privilegiare le lobby fossili.
La Basilicata, cuore del petrolio italiano
La regione che si distingue maggiormente per la sua importanza nella produzione di idrocarburi è la Basilicata, in particolare la Val d’Agri, dove si trova il più grande giacimento petrolifero su terraferma d’Europa. Solo nel 2024, Eni e Shell hanno estratto circa 3,70 milioni di tonnellate di greggio da questa area, pari all’84,8% della produzione nazionale. La Basilicata è anche un polo significativo per il gas, con un terzo della produzione nazionale proveniente da questa regione nel 2023. Il governo Meloni ha sottolineato che la Basilicata rappresenta un punto chiave per l’aumento della produzione nazionale, con potenzialità significative per ridurre l’importazione di idrocarburi. Tuttavia, la regione non è l’unica interessata: altre aree come Sicilia, Emilia-Romagna, Puglia e Molise, insieme alle attività offshore nell’Adriatico, sono anch’esse coinvolte nel piano.
Le riserve e la dipendenza dall’estero
Sebbene l’Italia possieda riserve significative di gas e petrolio, la produzione nazionale non è sufficiente a coprire i consumi interni. Per il gas, le riserve stimati a 42,5 miliardi di metri cubi, ma la domanda annuale è di circa 62 miliardi, il che significa che le riserve attualmente sfruttate non coprirebbero neanche un anno di consumo. Per il petrolio, nel 2024 l’Italia ha estratto 4,37 milioni di tonnellate, pari al 7,5% del consumo totale, mentre le importazioni sono state di 56,7 milioni di tonnellate.
Il governo sostiene che aumentare la produzione nazionale di idrocarburi permetterà di ridurre i costi energetici e di generare maggiori ricavi per le regioni interessate. Tuttavia, le opposizioni e le organizzazioni ambientaliste criticano la scelta, sottolineando l’impatto ambientale e la contraddizione con le politiche di transizione verde. Non vogliamo comprimere il ruolo delle Regioni, ma garantire che le competenze si esercitino nei tempi previsti, ha assicurato il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin.
Il provvedimento, inserito nel decreto legge, prevede la nomina di un commissario ad hoc in caso di stallo con le regioni interessate. L’obiettivo è accelerare le autorizzazioni e ridurre i tempi per l’esplorazione e l’estrazione. Tuttavia, la decisione ha suscitato forti critiche da parte di Alleanza Verdi-Sinistra, che accusa il governo di essere «sequestrato dalla lobby fossile». Invece di fare un decreto per velocizzare lo sviluppo delle rinnovabili, Meloni vara un decreto per velocizzare l’estrazione di gas e petrolio, ha detto Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana.
Nonostante le opposizioni, il governo Meloni continua a sostenere che l’aumento della produzione nazionale di idrocarburi è necessario per ridurre la dipendenza dall’estero e garantire la sicurezza energetica. La decisione potrebbe portare a risultati rapidi in alcune aree già esplorate, ma per altre regioni i benefici potrebbero arrivare solo in un futuro più lontano. L’Italia, pur possedendo risorse significative, non è ancora in grado di diventare autosufficiente nel gas o nel petrolio, ma la politica energetica del governo Meloni punta a ridurre almeno la dipendenza dall’estero.
