Il caso Monaldi: perizia smentisce responsabilità di Oppido e Bergonzoni, rinvio a novembre
Incidente probatorio per morte del piccolo Domenico: perizia esclude responsabilità del cardiochirurgo e vice.

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Il caso Monaldi, che riguarda la morte del piccolo Domenico Caliendo, ha visto il rinvio dell’incidente probatorio al 12 e 13 novembre. L’udienza, svoltasi davanti al giudice Mariano Sorrentino, ha visto la partecipazione dei genitori del bambino, Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo. La perizia, composta da tre esperti nominati dal giudice, ha esaminato oltre 600 pagine di documenti e ha fornito conclusioni decisive sulle scelte operate durante e dopo il trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 presso l’ospedale Monaldi di Napoli.
La perizia smentisce responsabilità di Oppido e Bergonzoni
Secondo le conclusioni dei periti, il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni non hanno commesso errori durante l’esecuzione del trapianto. I legali dei due medici, Vittorio Manes e Alfredo Sorge, hanno sottolineato che hanno agito in conformità alle procedure e alle “leggi dell’arte”, in assenza di segnali d’allarme interno alla sala operatoria. «Hanno agito secondo le procedure, ovviamente in mancanza di un segnale di allarme interno alla sala operatoria», hanno commentato i difensori.
La scelta del Berlin Heart potrebbe aver salvato la vita
La perizia ha evidenziato che la decisione di collegare il piccolo Domenico all’ecmo, invece che al cuore artificiale Berlin Heart, ha rappresentato una criticità decisiva. I periti sostengono che l’uso del Berlin Heart avrebbe potuto preservare la funzionalità del cuore e rendere il paziente candidabile a un ritrapianto. «Il VAD, Berlin Heart EXCOR, avrebbe consentito di preservare e/o ristabilire la funzionalità d’organo», hanno scritto i consulenti. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha sottolineato che il collegamento al Berlin Heart entro 72 ore avrebbe aumentato la percentuale di successo del ritrapianto. La perizia ha anche contestato le scelte operate durante il trasferimento del cuore da Bolzano a Napoli. I periti hanno criticato la scelta di utilizzare un contenitore di vecchia generazione e la fornitura di ghiaccio secco danneggiante. «Le responsabilità più pesanti ricadono sulla capo reparto dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, insieme a un’infermiera e a un’operatrice sociosanitaria», hanno sottolineato i consulenti. La dottoressa Gabriella Farina, che ha ricevuto il contenitore, è stata anche criticata per non aver controllato la quantità di ghiaccio secco.

Le famiglie e i difensori reagiscono
La famiglia di Domenico, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha espresso la sua preoccupazione e ha chiesto giustizia. «Guardiamo negli occhi i responsabili della morte di Domenico», hanno detto i genitori. Diversa la posizione del legale della dottoressa Bergonzoni, il professor Enzo Maiello, che ha affermato: «Prendiamo atto delle conclusioni della perizia che esclude ogni responsabilità della dottoressa Bergonzoni nella fase operatoria in cui ha svolto un ruolo». Gli avvocati di Oppido, invece, hanno insistito sui tempi della procedura, sottolineando che non si potrebbe muovere alcuna censura al chirurgo.
Il gip Sorrentino ha fissato per il 12 e 13 novembre l’esame e il controesame sull’incidente probatorio. Sette medici sono indagati per le scelte operate prima, durante e dopo l’intervento. Il caso Monaldi rimane un tema di forte dibattito e attenzione, con implicazioni significative per la medicina e la giustizia.
