L’11 settembre e il crollo di un’illusione di potere

L’11 settembre 2001 segnò il crollo dell’immagine invincibile degli Stati Uniti, cambiando per sempre la politica e la società americana.

L’11 settembre 2001, il World Trade Center viene distrutto da attacchi terroristici, segnando un cambiamento radicale nella politica e nella società americana
L’11 settembre 2001, il World Trade Center viene distrutto da attacchi terroristici, segnando un cambiamento radicale nella politica e nella società americana

L’11 settembre 2001 fu un momento di sconvolgimento totale per gli Stati Uniti, un evento che cambiò per sempre la percezione del Paese come nazione invincibile. Il crollo delle Torri Gemelle non fu solo un attacco fisico, ma un colpo al mito postbellico di una potenza inespugnabile. Il giorno dell’attentato, il giovane primo cittadino aveva nove anni e sedeva in classe a New York, mentre il mondo vide sbriciolarsi i piedi d’argilla dell’impero americano. La reazione fu immediata e drastica: il governo si trovò con un tesoretto di consenso enorme, la NATO al fianco e un Paese attraversato da una «febbre da guerra», come definì il politologo Larry Sabato.

Un evento che ha segnato la storia

Alle 8:46 l’American Airlines 11 colpì la Torre Nord del World Trade Center; alle 9:03 lo United Airlines 175 si schiantò contro la Torre Sud; alle 9:37 l’American Airlines 77 raggiunse il Pentagono ad Arlington, alle porte di Washington. Alle 10:03 lo United Airlines 93 precipitò in Pennsylvania dopo la rivolta dei passeggeri contro i dirottatori diretti probabilmente al Campidoglio o alla Casa Bianca. Il 9/11 ridisegnò l’apparato di sicurezza, ampliando i poteri di sorveglianza e indagine. Il Patriot Act fu uno dei primi strumenti di controllo, mentre «watchlist» e «no fly list» furono enormemente irrobustite. Fu istituito il Dipartimento per la Sicurezza Interna, che nel 2003 riunì 22 agenzie e assorbì anche la Tsa, creata dopo gli attentati per la sicurezza aeroportuale.

Le conseguenze di un evento traumatico

Le conseguenze del 9/11 si estendono ben oltre il crollo delle Torri Gemelle. L’America si trovò a fare i conti con «la fine dell’età dell’innocenza». Il Paese affrontò un periodo di tensione interna e esterna, con l’emergere di un’islamofobia dilagante. Secondo il Council on American-Islamic Relations, nel 2025 le denunce per discriminazione e intolleranza hanno toccato un nuovo record. La città più flagellata dai terroristi islamici di Al-Qaeda, New York, è oggi guidata dal sindaco musulmano Zohran Mamdani, che è stato addirittura bersaglio di critiche da parte di alcuni politici conservatori.

La guerra al terrorismo portò con sé un aumento significativo dei poteri del presidente, con l’espansione del potere esecutivo e l’uso di ordini esecutivi. L’immigrazione, una volta tema squisitamente economico, è diventata una questione di sicurezza nazionale. La politica migratoria di oggi è uno degli esiti più estremi di quella logica. Larry Sabato vede in essa un’evoluzione radicale. «Deportiamo persone in Paesi terzi nei quali non sono mai state, dove non conoscono la lingua e non hanno alcun mezzo per sopravvivere». L’Ice, l’agenzia che sovrintende immigrazione e dogane, è diventata una sorta di polizia segreta.

La base cubana di Guantánamo, simbolo del post 11 settembre, è ancora un punto di tensione. Le prigioni segrete della CIA, con tecniche di interrogatorio in violazione del diritto internazionale, hanno lasciato cicatrici profonde. L’uccisione di Osama bin Laden nel 2011 e il ritiro dall’Iraq nel 2021 non hanno cancellato le conseguenze di quei 102 minuti. Il conto della guerra al terrore resta salatissimo: oltre 940mila morti dirette, secondo la Brown University.