Omicidio in canale: la stessa auto usata per un agguato a giugno ritrovata a San Giorgio delle Pertiche

Un corpo è stato trovato in canale dopo essere stato gettato in un sacco nero. L’auto usata per un agguato a giugno è stata identificata.

Un'auto nera è stata trovata in canale con un corpo nascosto nel bagagliaio. L'auto era stata usata per un agguato a giugno
Un’auto nera è stata trovata in canale con un corpo nascosto nel bagagliaio. L’auto era stata usata per un agguato a giugno

Un corpo è stato ritrovato in un canale a San Giorgio delle Pertiche, nell’Alta Padovana, dopo essere stato gettato in un sacco nero e sistemato nel bagagliaio di un’auto. L’uomo, Ferdinant Hoti, 35 anni, residente a Mirano, è stato ucciso con un colpo d’arma da fuoco alla testa, mentre aveva le mani legate. L’omicidio, avvenuto probabilmente nel Veneziano, è stato commesso da due connazionali, Armiol Gjoka e Luigj Makaj, che avevano già minacciato un altro uomo, un 25enne albanese, a giugno. La stessa auto usata per l’agguato è stata identificata dai carabinieri grazie al numero di telaio, nonostante le targhe fossero state rimosse.

Un’auto usata per un agguato a giugno

La Fiat Bravo nera, con le targhe nascoste, era stata parcheggiata in via Desman, di fronte alla casa del 25enne albanese vittima di un attacco a colpi di pistola. I carabinieri di Mirano avevano sequestrato l’auto dopo l’agguato, trovando cartucce, un cellulare e uno sfollagente. Dopo i rilievi, l’auto era stata restituita al proprietario, un uomo di Jesolo che la prestava in cambio di piccoli vantaggi. La mancanza delle targhe aveva complicato la sua identificazione, ma i carabinieri padovani hanno risolto il problema grazie al numero di telaio.

La stessa auto, che aveva già avuto un ruolo in un episodio di violenza, è ora al centro di un’indagine che potrebbe rivelare l’ampiezza della rete di spaccio di un gruppo criminale. I carabinieri di Padova, insieme a quelli veneziani, stanno ricostruendo il percorso dell’auto per capire dove è avvenuto l’omicidio. Se si dimostrerà che l’atto è stato commesso nel Veneziano, il fascicolo verrà trasferito alla Procura lagunare. I filmati delle telecamere di videosorveglianza saranno cruciali per questa indagine.

Un’azione in perfetto stile mafioso

Il corpo di Hoti è stato nascosto in un sacco nero, coperto da copertoni e sistemato nel bagagliaio dell’auto, prima di essere gettato in canale. La scelta del luogo, la Torre di Burri, è particolarmente profonda e conosciuta per essere un’area di difficile accesso. Gli assassini, probabilmente, avevano intenzione di far sparire il corpo, ma la strategia potrebbe aver dato i suoi frutti: l’uomo è stato ucciso almeno 24 ore prima del ritrovamento. L’autopsia confermerà la data esatta, ma per ora si ipotizza un intervallo di 48 ore.

Le indagini proseguono per capire se i due responsabili si conoscessero o facessero parte dello stesso giro. L’omicidio potrebbe essere legato al tentativo di uscita del 25enne, come per il 35enne. I carabinieri stanno cercando di ricostruire i movimenti dell’auto per stabilire la competenza territoriale del delitto. La stessa auto, usata per un agguato a giugno, è ora al centro di un’indagine che potrebbe rivelare l’ampiezza della rete di spaccio di un gruppo criminale.

La vittima non aveva alcun legame con l’agguato di giugno.
La strategia degli assassini sembra mirata a occultare tracce.