Investitura del nuovo vescovo ortodosso a Moncalieri: la scelta di Torino e la comunità romena

L’investitura del nuovo vescovo ortodosso si svolge a Moncalieri, scelta per la sua comunità romena e la chiesa dei Santi Martiri di Sebaste.

Investitura del vescovo ortodosso a Moncalieri, comunità romena e chiesa dei Santi Martiri di Sebaste
Investitura del vescovo ortodosso a Moncalieri, comunità romena e chiesa dei Santi Martiri di Sebaste

La comunità romena in Italia ha scelto Torino come sede per l’investitura del nuovo vescovo ortodosco, un evento che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle chiese ortodosse di tutta Europa. Non Roma né Milano, ma la chiesa dei Santi Martiri di Sebaste, a Moncalieri, ha accolto i 500 partecipanti, tra fedeli, autorità e cittadini. L’evento, che ha visto la nomina del padre archimandrita Maxim Dragut, rappresenta un momento di riconciliazione tra tradizione e integrazione, con un’importanza simbolica e culturale notevole.

La comunità romena e la sua radice a Torino

La scelta di Torino non è casuale: il capoluogo piemontese ospita la comunità romena più grande d’Italia in rapporto alla popolazione residente, come ha spiegato il vescovo Siluan Span, massima autorità ortodossa in Italia. «Ed è da sempre una delle città predilette dalla nostra gente», ha sottolineato. La comunità romena, radicata in Piemonte da decenni, ha contribuito in modo significativo allo sviluppo economico e sociale della città, con migliaia di residenti e numerose attività commerciali gestite da romeni.

La chiesa dei Santi Martiri di Sebaste è un simbolo di integrazione e tradizione.

La chiesa, costruita con legname proveniente dalla Transilvania e trasportata in Italia, rappresenta un legame tra passato e presente. «È stata scolpita a mano, con il legno della Transilvania, territorio conosciuto per i suoi boschi – ha raccontato Alexandru Varga, imprenditore romeno in Piemonte – è stata montata in Romania, poi smontata, messa su un camion, portata a Torino e rimontata qui». La chiesa, oggi consacrata ufficialmente, è un simbolo di radice e integrazione, dove si mescolano tradizioni romene e cultura locale.

Un evento che unisce fede, lavoro e identità

La partecipazione alla funzione è stata ampia, con operai, medici, commercialisti, ingegneri, bambini, famiglie e anziani. «Persone che hanno contribuito allo sviluppo della città – ha detto l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino – sono una comunità ben integrata, ormai parte della nostra storia». La presenza del cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, ha ulteriore valore simbolico, rafforzando il legame tra la comunità romena e la città.

La fede romena è un pilastro della comunità, anche all’estero.

«Ecco perché, anche quando sono all’estero, i romeni rimangono uno dei popoli più religiosi al mondo» ha spiegato padre Marius Floricu, storico parroco della chiesa di Moncalieri e decano regionale. La fede, la tradizione e l’integrazione sono temi centrali per la comunità romena, che ha trovato in Torino un ambiente accogliente e un luogo dove conservare le proprie radici. La chiesa dei Santi Martiri, con i suoi banchetti e la distribuzione di santini e candele, è un esempio concreto di come la fede si mescoli con la vita quotidiana.

  • La comunità romena a Torino conta 43mila residenti.
  • Le attività commerciali gestite da romeni sono 352, da aggiungere ai circa mille artigiani.
  • La chiesa è stata costruita con legname proveniente dalla Transilvania.
  • La comunità romena ha contribuito allo sviluppo economico e sociale della città.
  • La fede romena è un pilastro della comunità, anche all’estero.

La scelta di Torino per l’investitura del nuovo vescovo ortodosco non è solo un evento religioso, ma un simbolo di integrazione, tradizione e radice. La comunità romena, con la sua fede e la sua storia, ha trovato in Torino un luogo dove conservare le proprie radici e contribuire allo sviluppo della città. Un evento che ha visto la partecipazione di migliaia di persone, un momento storico per la comunità romena e per la città di Torino.