Ucraina, primarie e Renzi: il settembre di convergenze e tensioni
L’Ucraina e le primarie si intrecciano in un settembre di tensioni e convergenze tra leader politici.

Il settembre 2026 si presenta come un mese cruciale per la politica italiana, con l’Ucraina al centro delle discussioni e le primarie del centrosinistra in bilico. Dopo l’assemblea del M5s, il 20 settembre, si registrano primi segni di convergenza tra i principali partiti del campo progressista. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si incontrano per cercare un accordo su temi chiave, tra cui il sostegno all’Ucraina e la costruzione di un programma comune. La tensione è alta, ma anche la volontà di trovare un punto d’incontro appare evidente.
Ucraina e primarie: il tema che divide e unisce
La questione dell’Ucraina rappresenta il punto di contatto e di divisione tra i leader. Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni concordano sul fatto che l’Ucraina è aggredita e che la Russia è l’aggressore. Tuttavia, divergono su come sostenere il Paese. Per il Pd, il sostegno alle armi è una linea rossa, mentre per il M5s e l’Avs si preferisce una strategia basata su soldi e diplomazia. «La differenza è solo su un punto, cioè su come pensiamo di sostenere Kiev fino a quando non ci sarà quella svolta negoziale che tutti vogliamo», ha detto Schlein, cercando di trovare un compromesso.
La convergenza su un tema chiave non cancella le divisioni.
Nonostante le divergenze, i leader si mostrano disposti a discutere e a trovare una sintesi. Fratoianni ha sottolineato l’importanza di un programma comune che possa offrire un’alternativa concreta a Giorgia Meloni. «Se vinciamo noi cambia, diciamo questo al paese», ha affermato, rafforzando l’idea che il centrosinistra deve presentare un progetto chiaro e convincente.
Le primarie e la sfida del candidato
Le primarie del centrosinistra rappresentano un altro tema cruciale. La segretaria del Pd, Elly Schlein, sembra convinta di vincere a mani basse, ma non si esclude l’ipotesi di un accordo con Giuseppe Conte. «Per lui, e per il popolo grillino, è una proposta irricevibile», ha detto un osservatore. Tuttavia, la sfida non è solo interna: il centrosinistra deve anche affrontare la competizione con Meloni, che si presenta come la candidata più stabile e con un’elettorato solido.
Le primarie potrebbero diventare un banco di prova per la coesione del centrosinistra.
La lista di Matteo Renzi, che potrebbe giocare un ruolo chiave, non è ancora definita. Alessandro Onorato, assessore romano, ha espresso l’intenzione di correre alle primarie con una sua lista civica, ma non è chiaro se il governo di centro abbia già un accordo con lui. «Non ho fatto alcun patto con Onorato», ha precisato Conte, cercando di mantenere la distanza da una figura che potrebbe complicare la situazione. Ora non resta loro che battere Meloni. Il settembre 2026 sembra essere il momento in cui il centrosinistra dovrà dimostrare di essere in grado di offrire un’alternativa concreta e convincente. La sfida è grande, ma la volontà di trovare un accordo appare evidente.
