Saman Abbas, il pg di Cassazione chiede conferma condanne per familiari
Il pg di Cassazione chiede conferma condanne per familiari di Saman Abbas, uccisa nel 2021 a Novellara.

Saman Abbas, la 18enne pachistana uccisa nel 2021 a Novellara, in provincia di Reggio Emilia, ha visto il suo caso arrivare al culmine con un’udienza fissata per domani, in cui il pg di Cassazione chiede il rigetto dei ricorsi e la conferma definitiva delle condanne per i familiari coinvolti. L’omicidio, avvenuto in un contesto di tensioni culturali e tradizioni radicate, ha scatenato un dibattito su violenza, disonore e diritti umani. Il pg, attraverso una requisitoria depositata il 28 maggio, chiede alla corte di fare passare in giudicato le condanne per i genitori, i cugini e lo zio della ragazza, accusati di aver partecipato al delitto e all’occultamento del corpo.
Conferma condanne per familiari coinvolti
La requisitoria, presentata in sede di Cassazione, sottolinea che l’omicidio non fu un atto improvviso, ma una decisione deliberata da parte dell’intero nucleo familiare, tranne il fratello Ali Haider. L’accusa sostiene che l’azione fu motivata dal disonore per la scelta della ragazza di vivere in modo diverso rispetto alle tradizioni del contesto d’origine. Il pg afferma che la violenza utilizzata fu estrema e sproporzionata, scelta come unico strumento per “emendare una presunta colpa”. L’occultamento del corpo, inoltre, è visto come un atto necessario per garantire l’impunità dei responsabili.
La pianificazione della fuga in Pakistan
Un altro elemento rilevante è la pianificazione della fuga in Pakistan subito dopo il delitto. Secondo l’accusa, questa circostanza presupponeva che il corpo non venisse ritrovato nell’immediato, altrimenti l’intervento delle autorità avrebbe impedito la partenza dei familiari. La Procura generale ha evidenziato che questa strategia dimostra una consapevolezza del rischio e una volontà di evitare l’incriminazione. L’impianto accusatorio ribadisce che l’omicidio di Saman è inserito in un progetto familiare condiviso, costruito per punire la scelta di libertà della ragazza.
Pur in assenza di prove dirette sulla partecipazione materiale allo scavo della fossa, ai genitori viene attribuito un ruolo attivo, sia morale che operativo, avendo preso parte alla fase della “consegna” della giovane. Questo li rende responsabili delle conseguenze del loro comportamento. L’udienza di domani sarà decisiva per confermare definitivamente le condanne, chiudendo un caso che ha suscitato grande indignazione e dibattito pubblico.
La ricostruzione della Procura generale ha anche sottolineato che l’omicidio non fu frutto di un impulso improvviso, ma di una decisione condivisa all’interno della famiglia. Questo elemento è stato fondamentale per motivare le condanne e per sottolineare la natura organizzata del crimine. La Corte di Assise di Appello aveva già stabilito che l’omicidio fu deliberato, e il pg di Cassazione chiede ora di confermare questa decisione, rendendo definitiva la sentenza.
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