La legge elettorale approda al Senato: si discute sulla soglia del premio e sulla norma “anti-cespugli”

La legge elettorale approda al Senato, si discute sulla soglia del premio e sulla norma “anti-cespugli”.

Aula del Senato, dibattito sulla legge elettorale, discussioni su soglia del premio e norma anti cespugli
Aula del Senato, dibattito sulla legge elettorale, discussioni su soglia del premio e norma anti cespugli

La legge elettorale approda in Aula al Senato, dopo che il ballottaggio è stato accantonato. Il dibattito si concentra sulla soglia per il premio di maggioranza e sulla norma “anti-cespugli”, che potrebbe modificare le regole del gioco per le coalizioni. Il testo, modificato rispetto a quello approvato in Camera, dovrà tornare a Montecorio per una terza lettura, che nella maggioranza si prevede di chiudere tra la fine di settembre e i primi di ottobre. Il punto principale su cui si tratta è la soglia che determina il premio di maggioranza, mentre la norma “anti-cespugli” introduce un criterio per valutare i risultati delle liste coalizzate.

soglia del premio

Il punto principale su cui si tratta è la determinazione della soglia che farebbe scattare il premio di maggioranza. Nella versione licenziata da Montecitorio è fissata al 42 per cento, ora si lavora per abbassarla al 41. Anche qui, però, il nodo non è soltanto aritmetico: è lo stesso calcolo che ha affossato il ballottaggio, solo visto dall’altro lato. Vannacci ha già passato all’incasso: “Senza Futuro nazionale il centrodestra non raggiunge il 42%”, ha rivendicato, “non è propaganda, è aritmetica.”

norma “anti-cespugli”

La norma cosiddetta “anti-cespugli”, introdotta a Montecitorio, prevede di non conteggiare, ai fini del raggiungimento della soglia per il premio, i risultati delle liste coalizzate sotto il 3 per cento e non ripescate. Sul punto c’è un emendamento sottoscritto da FdI, Lega e Noi Moderati che abbasserebbe l’asticella all’1 per cento, restituendo peso ai piccoli alleati. Forza Italia, però, frena. E sul testo pesano dubbi di legittimità costituzionale che, secondo diverse ricostruzioni, avrebbero fatto drizzare le antenne anche al Quirinale.

Se soglia e cespugli riguardano i rapporti di forza con gli alleati esterni, gli altri due punti in bilico misurano quelli interni alla coalizione. Le preferenze, in primo luogo: il centrodestra le ha reintrodotte con un emendamento unitario che mantiene i capilista bloccati, e a Palazzo Madama il voto sarà palese – dettaglio non secondario, dopo l’incidente dello scrutinio segreto alla Camera –, ma sono destinate a decadere insieme al mandato al relatore, e toccherà quindi all’Aula approvarle di nuovo. Sul fronte della rappresentanza femminile, poi, l’alternanza di genere si applicherebbe soltanto al listino collegato al premio di maggioranza. Se gli sherpa terranno la rotta, il voto finale al Senato è atteso il 15 settembre. Il testo, modificato rispetto a quello uscito dalla Camera, dovrà tornare a Montecitorio per una terza lettura, che nella maggioranza si conta di chiudere tra la fine di questo mese e i primi di ottobre.