Caldo estremo a scuola Lozer: aule a vetri infuocate, docente ha avuto un malore
Caldo estremo a scuola Lozer: aule a vetri infuocate, docente ha avuto un malore

Le aule della scuola media Lozer, a Pordenone, sono diventate un forno a causa del caldo estremo, con docenti e studenti costretti a fronteggiare condizioni di lavoro e studio estreme. Un insegnante ha avuto un malore, rendendo necessario l’intervento dell’ambulanza. Nonostante i segnali di allerta, nulla è stato fatto per risolvere la situazione. Secondo fonti vicine all’istituto, l’impianto di ricircolo non funziona al meglio, aggravando i problemi di salute. La scuola, inaugurata due anni fa, è dotata di un sistema di climatizzazione integrata, ma sembra non essere in grado di gestire le temperature estreme. La biblioteca, totalmente finestrata, si trasforma in una serra, costringendo i docenti a usare ventilatori per fronteggiare la calura. L’emergenza tapparelle, dotate di un sensore anti-vento, non riesce a bloccare le folate di calore. L’impianto, riparato lo scorso maggio, è stato spento per brevi momenti per lavori nel cantiere vicino, ma il dirigente ha smentito un malfunzionamento. La Flc Cgil ha chiesto un aggiornamento del documento di valutazione dei rischi e ha sollecitato i dirigenti a fare pressione sulle amministrazioni.
Un problema strutturale nella scuola italiana
La Flc Cgil ha sottolineato che il caldo e il freddo sono un problema di salute pubblica per insegnanti e studenti. Chiederanno che i dirigenti premano per fare pressione sulle amministrazioni di qualsiasi colore politico. Secondo Massimo Gargiulo, segretario regionale della Flc Cgil, bisogna trarre insegnamento dal periodo del Covid, quando i politici hanno promesso maggiore attenzione all’edilizia scolastica, con l’introduzione di impianti di ricircolo negli istituti. E perfino condizionatori nei bus. Nulla di tutto questo è stato fatto. L’improvviso click day annunciato il primo settembre dal ministro Valditara, per il quale ha stanziato appena 20 milioni, ha fatto sì che le scuole si azzannassero per pochi spicci. Gli istituti in Italia sono 7.800 divisi per ulteriori plessi. Praticamente uno split e qualche ventaglio per uno. E alcuni non hanno potuto partecipare perché sottoposti a vincoli. Si è trattato di uno specchietto per le allodole.
Un’emergenza non risolta
Nonostante l’allerta caldo e le segnalazioni di problemi strutturali, nulla è stato fatto per risolvere la situazione. L’impianto di ricircolo, sebbene riparato, non sembra funzionare al meglio, con conseguenze dirette sulla salute dei docenti e degli studenti. La scuola, con le sue aule a vetri, è diventata un ambiente estremamente caldo, con la biblioteca che si trasforma in una serra. I docenti, che in questi giorni sono all’opera con le riunioni prima dell’inizio delle lezioni, non hanno alternative al ventaglio. La situazione richiede un intervento immediato per garantire la sicurezza dei lavoratori e degli studenti.
La scuola, con le sue aule a vetri, è diventata un ambiente estremamente caldo, con la biblioteca che si trasforma in una serra. I docenti, che in questi giorni sono all’opera con le riunioni prima dell’inizio delle lezioni, non hanno alternative al ventaglio. La Flc Cgil ha allertato lavoratori ed rsu per chiedere un aggiornamento del documento di valutazione dei rischi. Se il responsabile del servizio di prevenzione e protezione accerterà che le aule non sono a norma, qualcosa deve succedere. Non vorrebbero arrivare al punto di appellarci alle autorità che vigilano sulla sicurezza sul lavoro, come avvenuto durante la pandemia. I fondi PNRR? È mancata una cabina di regia, occasione persa.
