Pecore e capre costrette a inghiottire microchip: alta mortalità e protesta degli allevatori
Allevatori veneti protestano contro il bolo ruminale, sistema di tracciabilità che causa morte e soffocamento negli animali.

La transumanza, un’antica pratica che ha radici nella cultura e nella tradizione agricola italiana, rischia di scomparire a causa di una nuova normativa che impone il “bolo ruminale” come sistema di tracciabilità per pecore e capre. Gli allevatori veneti, in particolare, si sono schierati in protesta, denunciando un aumento della mortalità degli animali, che può raggiungere il 30-35% durante l’ingestione della capsula. Il bolo ruminale, un microchip in ceramica da inghiottire, ha suscitato preoccupazioni per la sua invasività e per i rischi concreti per la salute degli animali, soprattutto nei piccoli allevamenti.
Un sistema di tracciabilità a rischio di vita
Il bolo ruminale è una capsula di ceramica contenente un microchip elettronico che permette la tracciabilità permanente degli animali. Tuttavia, il suo utilizzo ha portato a gravi conseguenze. Gli allevatori segnalano che molti animali soffocano durante l’ingestione, causando un alto tasso di mortalità. In alcuni casi, il bolo si smagnetizza o viene vomitato, alterando l’attività del rumine e causando malessere. Inoltre, si osserva una riduzione della crescita delle agnelle in alcuni allevamenti. Questi effetti hanno suscitato preoccupazioni non solo tra gli allevatori, ma anche tra le associazioni animaliste.
La protesta degli allevatori veneti
La Confederazione italiana agricoltori (CIA) del Veneto ha avviato una campagna di mobilitazione per far valere le preoccupazioni degli allevatori. La protesta è stata coordinata direttamente con la Regione Veneto, attraverso l’Area sanità e sociale, la Direzione sicurezza alimentare e veterinaria, e il dottor Michele Brichese. Gli allevatori sostengono che il sistema di marcatura non è adeguato per pecore e capre, soprattutto per il suo peso e la complessità operativa. Inoltre, la normativa è vista come un ulteriore onere burocratico, che colpisce in modo particolare gli allevamenti di montagna.
La protesta non si limita al problema tecnico del bolo ruminale, ma include anche la preoccupazione per la perdita di una tradizione agricola radicata. Gli allevatori, spesso descritti come figure iconiche e resilienti, si trovano a fare i conti con una realtà sempre più complessa, con normative sanitarie nuove, obblighi di formazione e la presenza costante dei grandi predatori. La transumanza, simbolo di una vita rurale legata alle stagioni, sembra essere minacciata da una normativa che non risponde alle esigenze reali degli allevatori. La questione ha suscitato un dibattito tra allevatori, associazioni animaliste e autorità regionali. Gli allevatori chiedono una revisione del sistema di tracciabilità, sottolineando che il bolo ruminale non è una soluzione adeguata. La protesta, iniziata in Veneto, potrebbe estendersi ad altre regioni, se non verrà trovata una soluzione alternativa che rispetti il benessere degli animali e la tradizione agricola italiana.
