Mao Zedong e l’eredità che domina la Cina di Xi Jinping
A 50 anni dalla morte di Mao Zedong, il suo simbolo rimane centrale nella Cina di Xi Jinping.

A 50 anni dalla morte di Mao Zedong, il suo nome e la sua immagine continuano a influenzare la politica e la cultura della Cina. Il ritratto del “grande timoniere” sovrasta la porta di Tienanmen a Pechino, mentre il Paese si evolve rapidamente verso l’intelligenza artificiale e la globalizzazione. Nonostante le trasformazioni, Mao rimane un simbolo indispensabile per il potere attuale, con Xi Jinping che lo riconosce come fondamento della sua leadership. La sua figura, sebbene riconosciuta come responsabile di fame e persecuzioni, è ancora centrale nella narrazione ufficiale del Partito Comunista.
Un mito che non muore
Mao Zedong, il fondatore della Repubblica Popolare Cinese, è un personaggio complesso: liberatore e despota, fondatore e distruttore. La sua eredità, sebbene riconosciuta come “errori”, non è mai stata abbandonata. Il Partito Comunista, pur riconoscendo le sue azioni negative, non permette che il mito di Mao venga cancellato. Rinnegare Mao aprirebbe una crepa nella legittimità del sistema stesso nato dalla sua vittoria contro i nazionalisti di Chiang Kai-shek. La sua figura è diventata un elemento di coesione per il Partito, che si presenta come erede della storia che Mao voleva rifondare. La sua immagine è un simbolo di potere e legittimità. Il ritratto di Mao è sempre lì, fondamento di un potere che deve rivendicarne l’eredità per restare tale. La sua figura, sebbene complessa e contraddittoria, è ancora oggi indispensabile per il sistema politico cinese. La sua eredità non è solo un ricordo del passato, ma un elemento chiave per il presente e il futuro della Cina.
La sintesi di Xi Jinping
Xi Jinping, il leader attuale, seleziona il Mao della sovranità, della disciplina e del comando, lasciando sullo sfondo quello della collettivizzazione. La sua visione della Cina è una sintesi tra il passato e il presente: Mao ha fatto rialzare la Cina, Deng l’ha resa prospera, e Xi deve renderla forte. Secondo Jean-Pierre Cabestan, direttore emerito al Centro nazionale francese per la ricerca scientifica e professore alla Hong Kong Baptist University, Xi vuole cancellare ogni punto di svolta e guardare alla storia della Repubblica Popolare come a un blocco unico.
La lotta di classe lascia il posto alla lotta tecnologica e geopolitica. La Cina di Xi Jinping non è più quella del 1976, ma Mao rimane un elemento centrale del discorso politico. Il suo mito è stato riconciliato con le tradizioni cinesi, come il Confucianesimo, che Xi ha reinserito nel racconto nazionale. Mao fornisce la sovranità riconquistata, Confucio l’ordine e la profondità storica, Deng la prosperità, e Xi la sintesi. Questo mix di ideologie crea un’identità nazionale unica, che si basa su una visione olistica della storia cinese.
La Cina di oggi è molto diversa da quella del 1976, ma Mao rimane un simbolo di potere e legittimità. Il ritratto di Mao è sempre lì, fondamento di un potere che deve rivendicarne l’eredità per restare tale. La sua figura, sebbene complessa e contraddittoria, è ancora oggi indispensabile per il sistema politico cinese. La sua eredità non è solo un ricordo del passato, ma un elemento chiave per il presente e il futuro della Cina.
