A/I sanzionato dagli USA per perseguire antifascisti: le sanzioni come “morte civile”
L’avvocato Shayana Kadidal spiega come le sanzioni Usa possano essere una forma di “morte civile” per gruppi come A/I.

Shayana Kadidal, avvocato del Center for Constitutional Rights di New York, ha spiegato come le sanzioni imposte dagli Stati Uniti a A/I possano essere considerate una forma di “morte civile”. L’organizzazione italiana, nota per i suoi servizi di hosting gratuiti e liberi dal controllo delle grandi aziende tecnologiche, è stata designata come “organizzazione terroristica” senza la pubblicazione delle prove su cui si basa la decisione. Kadidal ha sottolineato che contestare tale designazione nei tribunali statunitensi è quasi impossibile, poiché le prove sono tenute segrete e non sono accessibili neppure agli avvocati. Questo crea una situazione in cui i gruppi colpiti devono indovinare il motivo delle sanzioni e difendersi sulla base di supposizioni.
Le sanzioni come strumento di controllo
Secondo Kadidal, le sanzioni USA non sono solo un mezzo di repressione, ma un’arma che può limitare la capacità di esistere di gruppi come A/I. La decisione di sanzionare A/I, senza rendere pubbliche le prove, potrebbe essere parte di una strategia più ampia per perseguire attivisti “Antifa” negli Stati Uniti, accusati di aver ricevuto servizi da A/I. Questo tipo di mossa, spiega l’avvocato, potrebbe permettere al governo di colpire non solo il collettivo italiano, ma anche chi si oppone al fascismo in patria. Le sanzioni, inoltre, vietano sia la fornitura che la ricezione di assistenza, rendendo difficile la sopravvivenza di un gruppo.
La difesa legale in un contesto di segretezza
Kadidal ha spiegato che il processo per contestare una sanzione dell’OFAC inizia con la richiesta di una copia o almeno di un indice delle prove utilizzate per la designazione. Tuttavia, la maggior parte delle prove sostanziali viene tenuta segreta, rendendo la difesa estremamente difficile. I tribunali statunitensi, inoltre, non sono disposti a permettere ai soggetti sanzionati di accedere a informazioni che potrebbero compromettere la sicurezza nazionale. Questo crea un sistema in cui i gruppi colpiti non possono difendersi in modo efficace, né possono comprendere esattamente il motivo delle sanzioni.
La situazione di A/I non è un caso isolato. Altri gruppi, come Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui territori palestinesi, e membri della Corte Penale Internazionale, hanno subito sanzioni simili per le loro posizioni su Israele. Questo dimostra come le sanzioni USA possano essere utilizzate per limitare la libertà di espressione e di azione di chi si oppone a politiche considerate “anti-occidentali”. Il governo statunitense non ha alcun interesse a rendere pubbliche le prove, poiché potrebbero rivelare metodi di intelligence o capacità di sorveglianza elettronica.
La decisione di sanzionare A/I potrebbe essere parte di un piano più ampio per colpire attivisti statunitensi che si oppongono al fascismo. Questo tipo di mossa, spiega Kadidal, potrebbe permettere al governo di perseguire legalmente chi riceve assistenza da A/I, accusandoli di supporto al terrorismo. La conseguenza è che i gruppi come A/I non solo perdono la capacità di operare, ma rischiano anche di essere coinvolti in procedimenti penali. La situazione è particolarmente grave per un’organizzazione europea, poiché le sanzioni USA possono portare a chiusure automatiche di conti e congelamenti di beni, limitando la loro esistenza.
La comunità internazionale, in particolare l’Unione Europea, potrebbe dover intervenire per proteggere la sovranità digitale e i diritti dei gruppi che operano in modo indipendente. La questione non riguarda solo A/I, ma rappresenta un problema più ampio di controllo e repressione da parte di potenze globali. La sfida per i gruppi sanzionati è non solo di sopravvivere, ma di mantenere la loro capacità di agire e di esistere in un contesto in cui le sanzioni diventano un’arma di potere.
