Giorgia Favia, cantante lirica autistica: «La mia voce si farà sempre sentire»
Giorgia Favia, cantante lirica autistica, racconta la sua lotta contro le barriere e la sua voce che si farà sentire.

Giorgia Favia, cantante lirica autistica, racconta la sua storia con una voce che si fa sentire nonostante le barriere. Cresciuta in un contesto sociale che la metteva a disagio, ha trovato nel canto un rifugio e una forma di espressione. «A stento parlavo. Ora la mia voce si farà sempre sentire», dice. La sua voce, però, non è solo un simbolo di resistenza, ma un mezzo per raccontare una realtà diversa, fatta di sfide, di silenzi e di piccole vittorie.
Un’esperienza di esclusione e di riscatto
Dai 16 ai 19 anni, Giorgia ha vissuto una routine di isolamento e autolesionismo. «Prima di entrare in classe, bevevo un intero cartone di vino per stordirmi», racconta. L’alcol era necessario come il canto, un modo per sopravvivere a un’infanzia segnata da bulli, da un’ambiente scolastico che non la comprendeva e da una famiglia in crisi. «I carabinieri ci hanno portato fuori casa. Il canto era il mio rifugio», ricorda. Fu in quel periodo che ha iniziato a cantare di nascosto, quando la madre e la sorella non c’erano, e che ha trovato un’alternativa al dolore: il karaoke.
La musica è diventata un’arma per sopravvivere. «Il canto è tornato come necessità per sopravvivere ad anni difficili», dice. Fuori dal graffio di Amy nella cameretta e dal tono limpido di Giorgia al karaoke, la musica era differente: «A scuola mi prendevano in giro per come camminavo, per il mio modo di parlare, perché non riuscivo a socializzare». La musica, però, è stata anche un modo per trovare un senso e un’identità.
La diagnosi e l’inizio di un percorso
«Lì, a 23 anni, ho ricevuto la diagnosi di autismo», spiega Giorgia. L’esperienza ha segnato un punto di svolta. «Dopo qualche anno mi hanno diagnosticato anche un disturbo dell’umore. Da allora prendo il litio. Ora, a 26 anni, da circa un mese prendo anche gli antidepressivi», racconta. La diagnosi non è stata solo un riconoscimento, ma un inizio di percorso di autonomia e di riconoscimento. «Stefano, il compagno di Giorgia, è stato con lei in un percorso di uscita dall’alcol e di ricerca di un nome per la sua condizione», precisa.
La voce è un mezzo per cambiare il sistema. «Per cambiare il sistema devi starci dentro», dice. Giorgia frequenta il conservatorio e cerca di mettere in discussione le barriere culturali che ostacolano le persone neurodivergenti. «In questo settore le persone neurodivergenti incontrano barriere culturali, a partire dalle piccole cose, come il mancato riconoscimento di un numero adeguato di assenze o una mappa con info chiare su orari e aule», spiega.
Le sue storie sono un diario ironico e struggente, un’immersione in un mondo dove trova posto anche chi sente di svirgolare dal tracciato, chi sente la propria voce rompersi dentro, chi cerca nell’ascolto di sé l’unica strada per esistere. «Quando canto, scavo nel profondo della mia anima e la guardo a testa alta. Da piccola, a stento parlavo. Questa vocina, pian piano ho cercato di farla crescere ed emergere. Ora la mia voce si dovrà sempre far sentire, non deve aver paura di dire quello che sono e che penso». Giorgia Favia, cantante lirica autistica, non si limita a cantare. Con la sua voce, racconta una realtà diversa, una lotta contro le barriere e una ricerca di riconoscimento. «La mia voce si farà sempre sentire», dice. E con le sue parole, si fa sentire anche chi non è mai stato ascoltato.
