Milano e l’urbanistica al voto: ombre di corruzione e conflitti di interesse

Milano si prepara alle amministrative con un contesto complesso legato a inchieste su corruzione e urbanistica.

Milano, grattacieli, processi, urbanistica, amministrative, corruzione, politica
Milano, grattacieli, processi, urbanistica, amministrative, corruzione, politica

La città di Milano si prepara alle prossime elezioni amministrative, ma il contesto è segnato da un’indagine giudiziaria che ha messo in luce problematiche di urbanistica, corruzione e relazioni tra politica e imprenditoria. Dopo oltre un anno di indagini, i magistrati hanno concluso che tutti gli imputati sono stati assolti, ma le ombre del conflitto di interesse e le accuse di condotta non trasparente restano. L’appuntamento alle urne sarà successivo alla chiusura dell’indagine “madre”, che ha coinvolto imprenditori, tecnici e funzionari comunali. La questione non riguarda solo la gestione degli spazi pubblici, ma anche il modello di sviluppo che la città dovrà scegliere.

Un modello di città in discussione

La scelta del nuovo sindaco dovrà rispondere a una domanda cruciale: quale modello di città offrire ai milanesi? Fino ad oggi, la strategia è stata quella di costruire nuovi quartieri con torri altissime, ma i magistrati sostengono che questa strategia è stata realizzata a scapito delle norme e della trasparenza delle procedure. Grandi operazioni immobiliari sono state spacciate come cruciali per la creazione di spazi pubblici, ma dietro di esse si sono nascosti gli interessi dei “re” del cemento, con l’eventuale lucro di tecnici e alti funzionari.

La città è stata «svilita a merce da saccheggiare», come sostengono i pm.

La Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) è stata utilizzata al posto dei permessi di costruire, e gli interventi sono stati qualificati come «ristrutturazione edilizia» invece che «nuova costruzione». Questo sistema, secondo i pm, è «tentacolare» e ha permesso di bypassare norme e controlli. A novembre, inoltre, è in programma la prima udienza predibattimentale per quattordici indagati per le residenze Lac al parco delle Cave, tra cui un notaio, costruttori e dirigenti del comune.

Le dinamiche tra politica e imprenditoria

La relazione tra politica e imprenditoria è al centro delle indagini. Il sindaco Beppe Sala, ad esempio, è stato iscritto nel registro degli indagati per false dichiarazioni relative alla nomina di un dipendente comunale e per concorso in induzione indebita. Secondo i magistrati, il sindaco è stato «trattato come dipendente maldestro e poco efficiente» da parte di Manfredi Catella, erede di Salvatore Ligresti. L’immobiliarista ha interagito con la pubblica amministrazione in modo «padronale, al limite dell’inverosimile», servendosi del sindaco come tramite.

Le chat tra i due, disponibili agli atti, testimoniano un rapporto di stretta collaborazione, con sorseggi «gin tonic» in compagnia.

Le accuse non si limitano solo ai singoli imputati, ma coinvolgono anche la gestione delle procedure urbanistiche. La Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) è stata utilizzata al posto dei permessi di costruire, e gli interventi sono stati qualificati come «ristrutturazione edilizia» invece che «nuova costruzione». Questo sistema, secondo i pm, è «tentacolare» e ha permesso di bypassare norme e controlli. Le dinamiche emerse dalle indagini hanno conseguenze dirette sulla vita quotidiana dei milanesi. I grattacieli giganti, i costi degli affitti insostenibili, gli studenti, i fuorisedi e il ceto medio via via respinti di là dal centro cittadino, il consumo di suolo e le famiglie «sospese» a causa dei sequestri delle aree in costruzione sono tutti elementi che potranno diventare terreno di scontro elettorale. L’inerzia della macchina amministrativa, che attende regole più chiare prima che siano i tribunali a intervenire, non aiuta a risolvere le tensioni.

Le indagini, sebbene abbiano portato all’assoluzione di tutti gli imputati, non hanno cancellato le ombre del conflitto di interesse e i dubbi sull’opportunità per un politico di «stare in stretto contatto con gli imprenditori con cui si condividono le dinamiche». La partita milanese, quindi, non si chiuderà con i processi, ma continuerà a influenzare la scelta del nuovo sindaco e il modello di città che dovrà essere costruito.