Bruno Vespa: “Porta a Porta non è Tele-Meloni, Meloni non è mai stata fascista”
Bruno Vespa risponde alle accuse di vicinanza a Meloni, sottolineando la presenza equilibrata delle opposizioni e la sua visione del fascismo.

Bruno Vespa ha risposto alle accuse di vicinanza al governo e alla premier Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di inizio stagione di Porta a Porta e Cinque Minuti. Il giornalista ha sottolineato che il programma non è “Tele-Meloni”, smentendo l’etichetta attribuita da alcuni osservatori. Ha anche affermato che Meloni non è mai stata fascista, un tema che ha suscitato dibattito nel panorama politico italiano.
Presenze politiche e equilibrio nel dibattito
Durante la conferenza, Vespa ha presentato i dati sulle presenze politiche registrate nella scorsa stagione. Secondo i numeri da lui forniti, le opposizioni hanno avuto 108 presenze contro le 102 delle forze di maggioranza. Il Pd e Fratelli d’Italia hanno avuto 43 presenze ciascuno, mentre il Governo è stato rappresentato 9 volte. “Quindi la maggioranza è minoritaria”, ha osservato Vespa, respingendo l’etichetta di Tele-Meloni attribuita al programma. Ha anche parlato di Cinque Minuti, dove i rappresentanti del Pd hanno avuto 14 presenze, mentre quelli di Fratelli d’Italia ne hanno avute 3. Le opposizioni, invece, hanno avuto 28 presenze, contro le 22 delle forze di maggioranza. Questi dati, a suo dire, dimostrano un equilibrio nel dibattito, che non favorisce una sola fazione.
La visione di Vespa sul fascismo e l’elettorato di FdI
Vespa ha anche espresso la sua opinione sul fascismo, affermando che “non esiste una persona ragionevole che rimpianga il fascismo”. Parlando della presidente del Consiglio, ha raccontato un aneddoto relativo a un “compagno di strada” di Meloni, che gli avrebbe detto: “Io e Giorgia non siamo mai stati fascisti”. Questa affermazione ha suscitato reazioni e dibattiti, soprattutto in un contesto in cui il tema del fascismo è sempre più presente. Ha inoltre sottolineato la generazione di Meloni, affermando che “il fascismo lo ha ignorato”. In riferimento all’elettorato di Fratelli d’Italia, ha sostenuto che “la maggior parte delle persone che vota FdI non abbia alcun rimpianto per il fascismo”. Queste parole, seppur non definitive, hanno alimentato ulteriori discussioni sul tema.
Le cene con personaggi controversi e l’etica del giornalismo
Vespa ha anche commentato il caso di Sigfrido Ranucci, sottolineando la possibilità per un giornalista, soprattutto se impegnato in attività investigative, di incontrare personaggi controversi per comprendere meglio una vicenda. “Ci sta che per capire una vicenda un giornalista, specie se investigativo, vada a cena anche con Riina. Io anche con il diavolo”, ha aggiunto, riferendosi agli incontri tra l’ex volto di Report e Valter Lavitola.
Ha ricordato a questo proposito l’intervista a Saddam Hussein, spiegando di essere orgoglioso di averla realizzata nonostante il Governo italiano avesse cercato di impedirla. “Quando c’è un dittatore che influenza così il mondo credo sia giusto intervistarlo”, ha sottolineato, mettendo in luce la sua visione del giornalismo come strumento di informazione e di confronto. Ha inoltre tornato sulla puntata del 2016 in cui ha ospitato Giuseppe Salvo Riina, figlio di Totò. Secondo Vespa, quella testimonianza ha permesso di comprendere “quant’era devastante e sterminata la quantità di complicità” che aveva favorito la latitanza del boss. Questo episodio ha ulteriormente messo in luce la sua attenzione per le tematiche investigative e la sua volontà di andare oltre le convenzioni.
