Le rimesse migranti superano i 900 miliardi di dollari, sostenendo famiglie e investimenti

Le rimesse internazionali superano i 900 miliardi di dollari, sostenendo famiglie e investimenti in Paesi di origine.

Migranti inviano denaro a famiglie in Paesi di origine, sostenendo acquisti, studi e investimenti
Migranti inviano denaro a famiglie in Paesi di origine, sostenendo acquisti, studi e investimenti

Le rimesse migranti, ossia i fondi inviati dai lavoratori all’estero a familiari nel Paese d’origine, hanno superato i 900 miliardi di dollari nel 2024, con un incremento del 3,9% rispetto al 2025. Questi flussi di denaro, che rappresentano un pilastro economico per molte comunità, vengono utilizzati non solo per acquistare beni di base, ma anche per sostenere investimenti produttivi, studi e cure. L’importanza di questa forma di trasferimento di risorse è riconosciuta da esperti come Daniele Frigeri, ricercatore presso il Cespi e direttore dell’Osservatorio sull’inclusione finanziaria dei migranti.

Investimenti e sviluppo economico

Le rimesse non sono più considerate semplici trasferimenti di denaro, ma strumenti di sviluppo economico. «In questo modo la rimessa non serve più soltanto a comprare legna o pane, ma sostiene investimenti produttivi e sviluppo economico», spiega Frigeri. In contesti con sistemi di welfare deboli o assenti, queste somme possono ampliare le differenze economiche tra famiglie che ricevono rimesse e quelle che non le hanno. Un’indagine su 1.300 migranti in Italia ha mostrato che il 15% ha effettuato investimenti nel proprio Paese d’origine, come l’acquisto di una casa o la ristrutturazione di un immobile per la vecchiaia.

Le rimesse sono un fattore chiave per lo sviluppo economico. In alcuni casi, superano gli aiuti pubblici allo sviluppo e gli investimenti diretti esteri. «Le rimesse sono anticicliche: quando si creano situazioni di difficoltà nei Paesi d’origine, tendono ad aumentare», spiega Frigeri. Durante il periodo del Covid, si era temuto un calo, ma i flussi sono rimasti stabili o persino aumentati.

Un fenomeno strutturale

Le migrazioni sono un fattore strutturale dell’umanità, e le rimesse ne fanno parte integrante. «Le migrazioni sono un fattore strutturale dell’umanità», sottolinea Frigeri. In alcuni casi, le rimesse superano gli aiuti pubblici allo sviluppo e gli investimenti diretti esteri. «Le rimesse sono anticicliche: quando si creano situazioni di difficoltà nei Paesi d’origine, tendono ad aumentare», spiega. Durante il periodo del Covid, si era temuto un calo, ma i flussi sono rimasti stabili o persino aumentati. Un esempio concreto è la situazione in Perù, dove alcune banche cooperative hanno creato conti di deposito vincolato, permettendo alle famiglie di ottenere credito per ristrutturare casa. «In questo modo la rimessa non serve più soltanto a comprare legna o pane, ma sostiene investimenti produttivi e sviluppo economico», conclude Frigeri. Questo modello ha portato a una riduzione del costo delle rimesse, come nel caso del G8 dell’Aquila del 2009, dove si decise di ridurre il costo al 5% su proposta della Banca Mondiale.

Le rimesse vengono spesso sottostimate come risorse economiche. In Italia, secondo Banca d’Italia, nel 2025 le rimesse hanno raggiunto un volume di 8,6 miliardi di euro, con un incremento del 3,9% rispetto all’anno precedente. «Non dimentichiamo – conclude Frigeri – che si tratta del risparmio delle persone, che dovrebbero essere libere di utilizzarlo come ritengono opportuno». Inoltre, il sistema fiscale attuale colpisce un risparmio già tassato: una persona percepisce uno stipendio, paga le imposte sul reddito e, se decide di inviare una parte alla famiglia, viene tassata una seconda volta. «Di fatto, si tratta di tassare un risparmio già tassato», spiega.

Un esempio concreto è la proposta avanzata da Donald Trump di tassare le rimesse e introdurre un prelievo dell’1% sui trasferimenti di denaro verso l’estero. Questa misura colpirebbe duramente milioni di persone migranti, soprattutto in Messico, il secondo Paese che riceve maggiori flussi di denaro dopo l’India. «Non mi piace l’idea che vadano governate», osserva Frigeri, sottolineando l’importanza di lasciare ai migranti la libertà di utilizzare i loro risparmi come ritengono opportuno.