Oasis-Don’t look back in anger, un kolossal sul perdono e la riconciliazione

Il documentario sugli Oasis racconta la reunion tra i fratelli Gallagher e il loro legame con Manchester.

Due fratelli Gallagher si incontrano durante le prove, mentre il pubblico canta le loro canzoni
Due fratelli Gallagher si incontrano durante le prove, mentre il pubblico canta le loro canzoni

Il documentario Oasis-Don’t look back in anger non è solo un film, ma un’esperienza immersiva che racconta la reunion tra i due fratelli Gallagher, Noel e Liam, dopo una rottura di quasi quindici anni. Il lavoro, in uscita in sala dal 10 settembre e in streaming su Disney+ entro la fine dell’anno, è stato presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia, fuori concorso. Non è un semplice documentario, ma un kolossal che cattura l’essenza del rock e la forza di un legame familiare e artistico. Il film, prodotto da Magna Studios e Sony Music Vision, si ispira al titolo della hit del 1996, una canzone che ha segnato la storia della band e che oggi diventa metafora di una rinascita.

Una reunion senza drammi, ma con tensione

Il film mostra la reunion degli Oasis non come un evento straordinario, ma come un momento naturale, quasi un rito. Non ci sono drammi esagerati, ma una tensione palpabile quando i due fratelli si incontrano alle prove, senza comunicare tra loro. Le telecamere, come lo sguardo di Dio, seguono ogni momento, registrando l’atmosfera carica di emozioni. La reunion non è solo un evento per i fan, ma un momento di riconciliazione tra due figure che hanno vissuto un’esperienza di divisione e di distanza. Il pubblico, però, è il terzo protagonista, e la sua partecipazione è il cuore del film.

Un legame inossidabile con Manchester

Il legame tra gli Oasis e Manchester è inestimabile. Il film si muove tra passato e presente, tra i testi e i suoni di Noel, che hanno radici nella generazione degli anni Novanta, e la sua eredità nei figli. Il rock, come il senso irlandese della vita, è parte integrante della cultura locale. Il film non solo celebra la musica, ma anche la città, Heaton Park, e la comunità che ha accolto la band per anni. Ognuno ha la propria canzone che si è come annessa all’esistenza, ma tutti cantano in coro, unendo le loro voci in un momento di unità.

Il documentario non si limita a ripercorrere la storia della band, ma si interroga anche sul concetto di perdono e riconciliazione. «Oasis-Don’t look back in anger è in primis, e come suggerisce il titolo stesso, un film sul perdono», ha dichiarato un produttore. L’epoca in cui viviamo, segnata da divisioni e tensioni, potrebbe trovare terreno fertile in questa storia di riconciliazione. Il film, con la sua tecnica e i suoi costi, è un’esperienza unica, quasi un Taj Mahal del documentario, dedicato al rock e alla sua forza.

Le interviste finali dei due fratelli rivelano anche un aspetto personale: i loro figli, che non si erano mai incontrati, oggi sono inseparabili. «Quello che non avevamo previsto era l’ondata di pura gioia da parte dei fan – vecchi e nuovi – negli stadi di tutto il mondo», ha commentato un membro della band. La musica, in questo caso, non è solo un’esperienza individuale, ma un legame collettivo che si rinnova ogni volta che i fan si riuniscono. Il film, quindi, non è solo un documento, ma un’esperienza che tocca tutti i sensi, un’esperienza che non si limita al rock, ma si estende al senso di appartenenza e alla capacità di perdonare.

  • Il film è in uscita in sala dal 10 settembre e in streaming su Disney+.
  • Prodotto da Magna Studios e Sony Music Vision.
  • Ha una tecnica e un budget senza precedenti per un documentario.