Trump e la Cina si avvicinano. Pechino sfrutta lo stallo USA-Iran
Pechino sfrutta lo stallo Usa-Iran per rafforzare relazioni con Trump. Sanzioni e tensioni geopolitiche in aumento.

Il viaggio di Donald Trump in Cina, previsto per il 24 settembre alla Casa Bianca, sembra avvicinarsi. Mentre Washington cerca di intensificare le pressioni contro Teheran, Pechino sfrutta lo stallo nella guerra in Ucraina e nel Medio Oriente per rafforzare le sue relazioni con il presidente USA. Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato l’ambasciatore USA a Pechino, David Perdue, e ha ribadito che la Cina non tollererà alcuna mossa contro gli istituti finanziari attraverso cui acquista il 90 per cento del greggio iraniano. La posizione di Pechino si basa su una strategia di principio: difendere i diritti dei paesi sovrani e limitare le interferenze nelle relazioni bilaterali.
Lo stallo USA-Iran e le conseguenze economiche
Il blocco di Hormuz, che ha ridotto l’accesso al greggio iraniano, sta assorbendo risorse militari e attenzione strategica che Washington, secondo le strategie di sicurezza nazionale degli ultimi 15 anni, dovrebbe concentrare sull’Indo-Pacifico. Questo spostamento di focus ha permesso a Pechino di rafforzare la sua posizione economica e politica. Nonostante le sanzioni secondarie minacciate da Scott Bessent, Pechino ha risposto con una posizione chiara: non tollerare interventi contro i canali finanziari che sostengono il suo accesso al petrolio. La Cina, protetta da scorte strategiche, può guardare con soddisfazione allo stallo USA-Iran, che le offre opportunità economiche e una posizione di forza.
La Cina non tollera interventi contro i canali finanziari che sostengono il suo accesso al petrolio. La posizione di Pechino si basa su una strategia di principio: difendere i diritti dei paesi sovrani e limitare le interferenze nelle relazioni bilaterali. La Cina ha interrotto l’esportazione di terre rare verso gli Stati Uniti come segno di protesta, dimostrando la sua determinazione a difendere i propri interessi.
La guerra in Ucraina e la posizione della Cina
Pechino è convinta che la guerra in Ucraina sia entrata in una fase di stallo, in cui nessuna delle parti può conseguire una vittoria militare. Questo scenario ha spinto la Cina a considerare la possibilità di partecipare a un negoziato multilaterale. Il ricercatore cinese Ding Xiaoxing ha sottolineato che il cosiddetto “spirito di Anchorage”, ovvero il tentativo di risolvere il conflitto attraverso il dialogo tra Trump e Putin, è fallito. La Cina, infatti, ha ritenuto che la mediazione unilaterale delle grandi potenze non abbia risolto i problemi e non abbia creato un meccanismo vincolante.
La Cina continua a rimanere spettatrice, cercando di limitare i danni e di sfruttare le opportunità economiche, mentre difende se stessa dalle accuse di connivenza con il nemico. Washington ha usato anche la visita a Mosca del capo della CIA, John Ratcliffe, per isolare ulteriormente Teheran. Secondo i media USA, Ratcliffe ha avvertito Putin di non colpire alleati della NATO in risposta agli attacchi ucraini in Russia. Questo intervento ha ulteriormente isolato l’Iran, ma ha anche rafforzato la posizione di Pechino, che vede nell’incertezza USA un’opportunità per rafforzare le sue relazioni con Trump.
La Cina ha interrotto l’esportazione di terre rare verso gli Stati Uniti come segno di protesta. Questo dimostra la sua determinazione a difendere i propri interessi e a non subire diktat da parte di Washington. La Cina non si ferma: continua a rafforzare la sua posizione, anche se il futuro del dialogo tra Trump e Xi rimane incerto.
