L’aquila degli Alpini scomparsa: il capogruppo chiede di farla tornare
L’aquila degli Alpini è scomparsa dalla Bastia del castello. Il capogruppo chiede di farla tornare.

Ervin Mucignat, capogruppo degli Alpini di Torre, ha scoperto ieri mattina che l’aquila che sovrastava il cippo delle Penne nere alla Bastia del castello era scomparsa. L’oggetto, simbolo della memoria e della tradizione alpina, è stato portato via durante la notte. Il capogruppo, con toni amareggiati ma anche quasi paterni, ha rivolto un appello ai responsabili del gesto, chiedendo di farla tornare al suo posto. Se ciò non dovesse accadere, gli Alpini sono pronti a realizzare una nuova aquila, pur avendo il valore materiale dell’oggetto praticamente nullo.
Un simbolo senza valore materiale ma con un alto valore simbolico
L’aquila, realizzata in ferro ottonato, non ha un valore economico significativo. Tuttavia, per gli Alpini, rappresenta la storia della comunità, il legame con i Caduti e la tradizione alpina. Mucignat ha espresso disappunto per il gesto, che definisce “un dispetto fine a se stesso”. L’oggetto, pur essendo privo di valore materiale, è un simbolo che va rispettato e protetto, soprattutto in un luogo come la Bastia, che è stato trasformato in un punto di aggregazione grazie al lavoro delle associazioni locali. Il valore simbolico dell’aquila supera ogni considerazione materiale. Il capogruppo ha spiegato che chi l’ha portata via non può certo pensare di ricavarci qualcosa. Per gli Alpini, l’aquila è un elemento che rappresenta la loro identità e la loro storia. Il gesto, pur non avendo un impatto economico, ha un impatto emotivo e culturale profondo.
La gestione degli spazi e la situazione di abbandono
La gestione degli spazi della Bastia è stata un intervento importante per il quartiere e la città. Le Penne nere, insieme ad altre associazioni, hanno contribuito al recupero dell’ex PnBox e alla riqualificazione dell’area. Tuttavia, il problema persiste fuori dagli spazi utilizzati dalle associazioni. Mucignat ha spiegato che, con il calare del buio, la zona diventa una “zona franca” per gruppi di persone che si ritrovano a bivaccare, bere e fare crocchia.
La zona diventa un punto di ritrovo per gruppi che non rispettano i valori della comunità. Questo ha portato a un incremento di rifiuti e di abbandono, con le Penne nere che ogni mattina trovano bottiglie, bicchieri e immondizie per terra. La scomparsa dell’aquila è un ulteriore episodio di una situazione che, secondo Mucignat, non può essere gestita solo con la vigilanza delle associazioni. Il capogruppo ha provato a cercare l’aquila lungo le rive del Noncello, ma senza successo. L’auspicio è che possa tornare al suo posto, ma in caso contrario, gli Alpini sono pronti a realizzare una nuova aquila, pur avendo il valore materiale dell’oggetto praticamente nullo.
Il gruppo non intende arrendersi e continuerà a difendere i simboli della comunità. L’appello rivolto ai responsabili, con toni amareggiati ma anche quasi paterni, invita i ragazzi a riflettere sul loro gesto e sul rispetto per i simboli e la memoria della comunità. Il gruppo, costituito nel 1962, ha mantenuto vivo il ricordo dei Caduti e delle tradizioni alpine, nonostante i problemi che affliggono la zona.
