Furto di strumentazione scientifica dopo l’eclissi: ricercatori chiedono aiuto per recuperare attrezzatura
Ricercatori dell’esperimento Ciss denunciano furto di strumentazione scientifica dopo l’eclissi. Chiedono aiuto per recuperare attrezzatura rubata.

Il team dell’esperimento Ciss, che ha osservato l’eclissi totale del Sole del 12 agosto scorso in Spagna, ha subito un furto di strumentazione scientifica durante il viaggio di ritorno. Nonostante la perdita, i dati raccolti sono tutti in mano ai ricercatori. L’incidente ha suscitato preoccupazione, ma non ha compromesso il successo scientifico dell’esperimento. Il team, composto da ricercatori dell’Inaf di Torino, del Cnr Padova e dell’Università di Firenze, ha diffuso un appello per recuperare parte della refurtiva, ma al momento non è stato ritrovato nulla.
Un furto organizzato, ma non certo
Secondo il principal investigator, Federico Landini, il furto è avvenuto in modo organizzato, poiché il materiale rubato era pesante e ingombrante. Tuttavia, Landini ha espresso dubbi sul fatto che i ladri avessero già conoscenza del valore e della natura degli oggetti prima di aprire il furgone. Penso che siano arrivati in modo abbastanza organizzato, perché per trasportare tutto quel materiale non basta un’auto. Serve un altro furgone, magari di dimensioni inferiori al nostro. Il team ha anche segnalato la presenza di videocamere di sorveglianza nel parcheggio, ma non è stato possibile recuperare le immagini.
La strumentazione sottratta include attrezzature costose e indispensabili per l’esperimento. Tra i beni rubati ci sono la montatura equatoriale 10micron GM2000 HPS II, il treppiede, il telescopio guida SharpGuide TKSG70, la camera ASI533MM PRO, il telescopio Borg 76ED, la camera Canon 60Da, il biettivo grandangolare Sigma, i srgenti pen-ray al neon e al mercurio e il laser 532 nm. L’elenco completo è stato reso pubblico per facilitare il riconoscimento da parte di eventuali acquirenti o spettatori. Il furto ha causato un danno economico stimato in circa 50mila euro.
Un appello a chi potrebbe aiutare a recuperare la refurtiva
I ricercatori hanno chiesto aiuto a chiunque potesse imbattersi in parte della strumentazione rubata. Se qualcuno nota in vendita da qualche parte (mercati dell’usato o siti internet) materiale che ricorda quello della nostra lista, per favore contatti l’Inaf o la polizia. L’appello è rivolto a chi potrebbe aver visto l’attrezzatura o a chi potrebbe averla acquistata. «Il resto è materiale di uso comune e probabilmente lo hanno già venduto o tenuto per uso personale», ha aggiunto Landini. L’obiettivo è recuperare almeno parte della strumentazione, in modo da poterla utilizzare nuovamente per future ricerche.
Il team ha anche spiegato che il furgone era parcheggiato in una zona residenziale monitorata con videocamere di sorveglianza. Prima di lasciare il furgone, hanno controllato che tutte le porte fossero ben chiuse. L’interno del furgone è fisicamente separato dal vano della guida, e i portelloni posteriori non rispondono al telecomando, ma servono la chiave. Il portello laterale si apre solo dall’interno, una volta saliti dal retro. Il team ha segnalato la presenza delle videocamere alla polizia, ma non è stato possibile recuperare le immagini. Il furto ha causato un danno economico stimato in circa 50mila euro.
