Cassazione chiude il processo Cucchi: 2 condanne e 3 assoluzioni
Cassazione chiude processo Cucchi: 2 condanne e 3 assoluzioni dopo anni di indagini.
La Cassazione ha concluso il processo relativo ai depistaggi avvenuti dopo la morte di Stefano Cucchi, deceduto a Roma nel 2009. La sentenza di appello ha portato a due condanne e tre assoluzioni, chiudendo definitivamente il filone principale dell’indagine. L’ultimo aggiornamento risale al 4 marzo 2026, con la conferma del bilancio finale: due condanne, tre prescrizioni e tre assoluzioni. La decisione è arrivata dopo anni di dibattimenti e analisi approfondite delle motivazioni che hanno portato alla conclusione di un caso complesso e sensibile.
La catena di comando e la costruzione di una realtà di comodo
Nelle motivazioni della sentenza, i giudici hanno sottolineato come la catena di comando dei Carabinieri nella vicenda di Stefano Cucchi abbia creato «una realtà di comodo». Secondo l’atto di oltre duecento pagine, è stato accertato che si sono verificate una serie di anomalie, che, considerate insieme, hanno dimostrato che l’intento dei Carabinieri non era di approfondire la dinamica degli eventi, ma di restituire una realtà di comodo. Le annotazioni incriminate sono state interpretate come strumenti per orientare l’indagine verso soggetti diversi dai Carabinieri.
Le condanne e le assoluzioni finali
La Cassazione ha assolto il colonello Lorenzo Sabatino, che aveva rinunciato alla prescrizione e in appello era stato condannato a un anno e tre mesi. Le accuse sono cadute con la formula «perché il fatto non sussiste». I ricorsi dei carabinieri sono stati rigettati, tra cui quelli riguardanti il generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo, che sono stati prescritti. Gli unici due condannati sono Francesco Di Sano a 10 mesi e Luca De Cianni a 2 anni e 6 mesi. Gli assolti in appello sono stati Massimiliano Colombo Labriola e Tiziano Testarmata.
Il processo ha visto una evoluzione significativa: in primo grado, nell’aprile del 2022, erano stati condannati tutti gli 8 Carabinieri imputati. La sentenza di appello ha però modificato il quadro, con una decisione che ha restituito la libertà a tre tra i protagonisti. La Cassazione ha quindi chiuso definitivamente il filone principale del caso.
La sentenza ha anche sottolineato come le linee guida o gli indirizzi dati da Casarsa durante il lavoro informativo fossero stati seguiti in modo tale da restituire un’immagine di Stefano Cucchi malato di suo, tossicodipendente, al quale nulla era accaduto durante la detenzione. Questo ha portato a una ricostruzione di una verità di comodo, che ha orientato gli inquirenti verso soggetti diversi dai Carabinieri, dopo Cucchi e la sua famiglia.
Con questa decisione, la Cassazione ha concluso un processo che ha visto anni di dibattimenti, analisi e confronti su un caso che ha scosso l’opinione pubblica e ha sollevato numerose domande su responsabilità, dinamiche interne e processi giudiziari. La sentenza rappresenta un punto di arrivo, ma non un punto di fine per le riflessioni su un episodio che ha segnato la vita di una famiglia e l’immagine dell’Arma romana.
