La crisi energetica colpisce la Libia nonostante le risorse abbondanti
La Libia, ricca di petrolio, affronta una crisi energetica a causa di attacchi, spaccatura politica e gestione inefficiente.

La crisi energetica colpisce la Libia, un Paese ricco di petrolio, a causa di accordi svantaggiosi, spaccatura politica e attacchi con droni. Nel 2025, il Paese ha importato greggio per 7,8 miliardi di dollari nonostante produca 1,5 milioni di barili al giorno. La situazione si è aggravata con interruzioni di energia elettrica, abitazioni senza corrente e automobilisti in fila per chilometri per ottenere carburante. La Libia, che possiede i più grandi giacimenti petroliferi dell’Africa, vive un paradossale momento di crisi energetica.
Attacchi con droni e interruzioni di energia
La crisi energetica in Libia è aggravata da attacchi con droni alle raffinerie. Il 12 agosto scorso, Zawiya, a ovest di Tripoli, è stata colpita da un drone, causando la distruzione di un serbatoio con 4,5 milioni di litri di carburante. Non è un episodio isolato: sono avvenuti tre attacchi simili in pochi giorni. I precedenti hanno interessato un impianto di desalinizzazione e un serbatoio di nafta. La Brega Petroleum Marketing Company ha confermato l’attacco, che ha messo in pericolo la distribuzione di carburante. La frammentazione politica ha reso difficile la gestione delle risorse. La Libia è divisa in due: da un lato il governo di unità nazionale di Tripoli, riconosciuto dall’ONU, e dall’altro Tobruk e Bengasi, dove la leadership è quella del generale Haftar. Questa spaccatura politica ha reso difficile la gestione delle risorse e la stabilità del Paese.
La gestione inefficiente delle risorse
La Libia, nonostante le sue ricchezze petrolifere, soffre di una gestione inefficiente delle risorse. Secondo i dati della National Oil Corporation, Tripoli ha importato carburante per 7,8 miliardi di dollari lo scorso anno. La contraddizione sta nel fatto che il Paese non manca di risorse, ma non riesce a utilizzarle in modo efficace. La crisi energetica ha messo in luce i fallimenti nella governance, come ha sottolineato Hanna Tetteh, inviata delle Nazioni Unite: “Le recenti interruzioni di corrente e il malcontento pubblico hanno evidenziato la frammentazione istituzionale, la deviazione delle risorse pubbliche e la mancanza di investimenti.”
La produzione non è sufficiente per il consumo interno. La Libia produce 1,5 milioni di barili al giorno, ma solo un terzo è destinato al consumo interno. La mancanza di una gestione efficace e la frammentazione politica hanno portato a una situazione di emergenza, con conseguenze dirette sulla vita quotidiana dei cittadini. La crisi elettrica e la carenza di carburante sono complesse, poiché il Paese è un produttore di petrolio ma dipende dalle importazioni. L’analista Bechir Jouini ha rilevato che la Libia produce meno energia di quanta necessiti durante i periodi di picco. Inoltre, esiste un contrabbando di petrolio fuori dal Paese e una mancata attuazione di programmi di manutenzione per le centrali elettriche.
La situazione appare paradossale: un Paese con riserve di petrolio abbondanti vive una crisi energetica. La produzione di 1,5 milioni di barili al giorno non è sufficiente per il consumo interno, e solo un terzo è destinato al Paese. La mancanza di una gestione efficace e la frammentazione politica hanno portato a una situazione di emergenza, con conseguenze dirette sulla vita quotidiana dei cittadini.
