Mercerie di Venezia in crisi: negozi chiusi e affitti alti spostano il commercio verso il food

Mercerie di Venezia in crisi: negozi chiusi e affitti alti spostano il commercio verso il food

Mercerie di Venezia con negozi chiusi e vetrine vuote, spostamento del commercio verso il food
Mercerie di Venezia con negozi chiusi e vetrine vuote, spostamento del commercio verso il food

Un’area in declino, tra affitti elevati e chiusure di negozi

Le Mercerie di Venezia, una volta simbolo del commercio di lusso e dell’abbigliamento di qualità, oggi si trovano a fronteggiare una crisi senza precedenti. Negozi chiusi, affitti troppo alti e un calo del 20-40% rispetto al pre-Covid hanno reso la zona un esempio di come il mercato tradizionale possa essere messo in difficoltà. «Negozi chiusi alle Mercerie, una volta, non esistevano!», ricorda Roberto Panciera, presidente di Confcommercio Venezia. La zona, che un tempo era un’area di forte attrazione per i consumatori, oggi vede un’evoluzione del commercio verso il food e i prodotti di nicchia, a scapito dell’abbigliamento e delle attività tradizionali.

La crisi del commercio si fa sentire soprattutto qui, tra chincaglierie che avanzano e affitti troppo alti.

Un’alternativa al commercio tradizionale: il food in crescita

Tra le nuove aperture, il food sta prendendo piede con forza. Un esempio è il ristorante che aprirà nei locali ex Dolce & Gabbana, un’area che era rimasta chiusa per quasi un decennio. Il progetto, seguito dal figlio dei titolari del ristorante di Castello, prevede un locale di qualità con novanta posti. «Affitti importanti, ma siamo una catena», spiegano dal negozio madre, che proviene da Napoli. L’area, con 300 metri quadri distribuiti su quattro piani, è in affitto a una società di fuori Venezia. I lavori, iniziati prima dell’estate, sono stati interrotti per approfondimenti archeologici.

La lunga infilata di vetrine, ancora con il look total black dell’ex Dolce & Gabbana riaprirà come ristorante. Le chiusure si moltiplicano, con negozi come Mac, l’ottica Ferretti e il negozio di fronte che hanno deciso di chiudere. «Sono affitti importanti, ma siamo una catena – confermano dal negozio madre – Veniamo da Napoli, non ci aspettavamo tanti borseggiatori, tanti ladri. E poi tutti questi negozi vecchi, questa chincaglieria. Un vero peccato». La concorrenza sleale, spesso legata a attività di turismo di passaggio, sembra aggravare la situazione. «Il risultato è l’invasione di queste etnie, che evidentemente tengono i conti in modo diverso, non hanno contratti di lavoro regolari», accusa Panciera.

Un’altra novità è il negozio, ex Alberta Ferretti, all’angolo con Calle larga San Marco, di proprietà della società Marforio. Cinque piani di un edificio terra cielo, che sono stati affittati ad una catena internazionale nel settore dell’alimentare. Affitti importanti, in un caso come nell’altro. Così come per la prossima apertura in Calle larga XII Marzo: di fronte all’ex sede della Camera di commercio, nelle vetrine già occupate da Ysl, arriverà Alo Yoga, marchio californiano di abbigliamento sportivo di lusso. Ovviamente. La via più bella di Venezia, è diventata uno schifo.

La zona, che un tempo era la via più bella di Venezia, oggi si presenta come un’area in declino. «Quella che era la via più bella di Venezia, è diventata uno schifo», dice Setrak Tokatzian, presidente dell’associazione Piazza San Marco. L’affitto, che per un locale tra i 20 e i 30 metri quadri si aggira tra gli 8 e i 12mila euro, pesa sulle attività locali. «Chi ha gli immobili, fa i suoi interessi. E non ti crede quando gli dice che il commercio non va più come una volta», conclude Tokatzian. Mentre il turismo di massa continua a influenzare la città, le Mercerie sembrano destinata a un futuro in cui il commercio tradizionale cede spazio al food e a nuove forme di attività.