Scuola in crisi: tagli al personale non docente e 22mila supplenti, sindacati allarmati
Tagli al personale non docente e 22mila supplenti: sindacati preoccupati per la gestione scolastica.

La scuola italiana si trova a fronteggiare una situazione di grave criticità, con tagli al personale non docente e un aumento del numero di supplenti. Secondo i dati forniti, sono 22mila i supplenti assegnati per l’anno scolastico 2026/2027, pari al 60% dei posti vacanti assegnati con contratti a tempo determinato. Questo scenario preoccupa i sindacati, che hanno espresso l’allarme per il rischio che alcune scuole non riescano ad aprire i cancelli a settembre. In Lombardia, ad esempio, non è stata effettuata alcuna nomina per i 227 direttori amministrativi (Dsga) mancanti, aggravando ulteriore la situazione.
Personale non docente in calo, 2.174 posti persi
Il personale non docente, composto da collaboratori scolastici, impiegati e addetti ai laboratori, ha visto ridurre il proprio contingente. Si passa dai 131.143 posti del 2025/26 ai 128.969 del 2026/27, con una riduzione di 2.174 unità. Questo calo è in applicazione dei tagli previsti dalla Legge di Bilancio. La riduzione colpisce soprattutto i collaboratori scolastici negli istituti di secondo grado, con un impatto significativo sul funzionamento delle scuole. Il segretario della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile, ha espresso la sua insoddisfazione, sottolineando che il contingente autorizzato quest’anno è insufficiente.
La situazione si fa sempre più critica, con un numero di posti vacanti che non viene coperto adeguatamente. Il ministero dell’Istruzione ha autorizzato le assunzioni Ata solo sul reintegro del turn over, con conseguenze dirette sulle scuole. Sono 34mila i posti vacanti, ma solo 12mila le assunzioni previste, con un rischio concreto che alcune scuole non possano aprire i cancelli a settembre.

Reggenze e sovraccarico dei dirigenti
La situazione dei dirigenti scolastici è altrettanto critica. In molte regioni, non si effettueranno nuove nomine in ruolo, con conseguenze dirette sulle reggenze. Ogni istituzione scolastica che resta senza un dirigente titolare rischia di trasformarsi in una reggenza. Inoltre, i dirigenti sono chiamati a gestire un numero maggiore di sedi, con un incremento del carico di lavoro. In media, a ogni preside sono assegnate 5,4 sedi, contro le 4,9 del 2015. Il sovraccarico ha portato a un aumento delle reggenze, con conseguenze negative per la gestione delle scuole. La presidente dell’Andis, Paola Bortoletto, ha sottolineato come la mobilità dei dirigenti sia un problema crescente, con esempi come quelli del Veneto, dove alcuni presidi hanno lasciato le loro posizioni per raggiungere le famiglie al Sud. La segretaria nazionale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, ha richiesto l’apertura immediata delle trattative per il rinnovo del Ccnl del triennio 2025-2027, per un’ulteriore valorizzazione dei dirigenti.
La crisi del sistema scolastico italiano si fa sempre più preoccupante. I tagli al personale non docente e l’incremento dei supplenti mettono a rischio la stabilità e la qualità dell’istruzione. La mancanza di personale stabile e la dipendenza da contratti a tempo determinato espongono il sistema a critiche internazionali, con la Commissione Europea che ha avviato una procedura di infrazione per l’abuso di contratti a termine. I sindacati chiedono interventi urgenti per garantire la stabilità delle scuole e la continuità del servizio educativo.
