Scuole cristiane della Terra Santa riaprono in mezzo alla guerra, padre Faltas: “Sono un rifugio sicuro”
Scuole cristiane della Terra Santa riaprono nonostante la guerra, padre Faltas: “Sono un rifugio sicuro”.

Le scuole cristiane della Terra Santa si preparano a riaprire il 29 agosto 2026, in un contesto di grande incertezza causato dalla guerra e dai permessi negati per gli insegnanti. Il padre Ibrahim Faltas, responsabile delle scuole della Custodia, ha espresso la sua speranza che le attività scolastiche possano proseguire senza interruzioni. “Sono un rifugio sicuro”, ha detto, sottolineando l’importanza delle scuole come luogo di protezione e crescita per i giovani. La riapertura, tuttavia, si svolge in un contesto di tensioni e limitazioni, con molti insegnanti che non riescono a raggiungere Gerusalemme Est a causa della mancanza di permessi.
La situazione degli insegnanti e la mancanza di permessi
Le scuole cristiane della Terra Santa, in particolare quelle gestite dalla Custodia, contano su circa 170 insegnanti che provengono da Betlemme e altre città della Cisgiordania. Tuttavia, solo pochissimi hanno ottenuto il rinnovo del permesso necessario per attraversare il muro di separazione. “C’è molta incertezza riguardo al rilascio della maggior parte degli altri”, ha spiegato padre Faltas. Questa situazione rischia di complicare l’organizzazione dell’anno scolastico, che si avvia proprio alla vigilia della riapertura. Nonostante le difficoltà, la macchina educativa non si ferma.
La scuola assume un ruolo fondamentale in una terra segnata dalla violenza. Durante i mesi estivi, molti ragazzi rimangono isolati, privi di possibilità di incontrare gli amici o di sviluppare le loro competenze. Per questo, mantenere aperte le scuole significa offrire ai giovani uno spazio di incontro, crescita e protezione. La distruzione non avrà l’ultima parola, ha sottolineato il cardinale Pierbattista Pizzaballa, presidente degli Ordinari cattolici di Terra Santa, nel messaggio per l’inizio dell’anno scolastico.
La scuola come spazio di speranza e convivenza
Le scuole cristiane, in particolare, rappresentano una pietra miliare della presenza cristiana in Terra Santa, luoghi di convivenza, rispetto e accoglienza. Il cardinale ha ricordato che anche dentro la devastazione di Gaza esiste “una generazione che continua a desiderare di vivere, di studiare, di costruire”. Finché esistono persone così, esiste una ragione per sperare, ha aggiunto. La scuola, quindi, non è solo un’istituzione educativa, ma un’opportunità per trasmettere una memoria capace di non alimentare odio. “Dobbiamo consegnare ai giovani non un passato cancellato ma un passato redento”, ha sottolineato Pizzaballa.
La Custodia di Terra Santa, attraverso il padre Faltas, continua a investire nelle persone, cercando di mantenere posti di lavoro e di offrire istruzione a chi non ha possibilità economiche. “Fra le tante difficoltà imposte dalla situazione di violenza che coinvolge la Terra Santa, la Custodia cerca di mantenere posti di lavoro e di offrire istruzione a chi non ha possibilità economiche”, ha spiegato. Una missione faticosa, ma sostenuta da una certezza: “La nostra missione viene ricompensata dai risultati eccellenti e dai sorrisi dei bambini”. Perché, conclude padre Faltas, “la scuola è un rifugio sicuro”.
