Michele Padovano: “Il giorno dell’assoluzione è stato il più bello della mia vita”
Michele Padovano celebra i 60 anni con l’assoluzione dopo 17 anni di processo. La giustizia ha riconosciuto la sua estraneità.

Un passato di gloria e un presente di fiducia
Michele Padovano, ex calciatore e oggi opinionista di Sky Sport, celebra i 60 anni con un sentimento di gratitudine e speranza. Dopo 17 anni di processo, l’assoluzione definitiva lo ha portato a definire il giorno in cui ha ricevuto la notizia come “il più bello della mia vita”. L’evento, che ha segnato la fine di un incubo durato anni, è stato il culmine di una battaglia per dimostrare la propria innocenza, iniziata con un’inchiesta su traffico di hashish e un’accusa di avervi avuto un ruolo a causa di una somma di denaro prestata a un amico. La giustizia, seppur lentamente, ha riconosciuto la sua estraneità.
Un’esperienza di calcio e di giustizia
Campione d’Italia e d’Europa con la Juventus, Padovano ha vissuto momenti di gloria e di sofferenza. Dopo il trionfo ai Mondiali del 2006, è stato arrestato e ha iniziato una lunga battaglia per dimostrare la propria innocenza. L’isolamento dal mondo del calcio e la mancanza di sostegno da parte di alcuni colleghi lo hanno messo a dura prova. Tuttavia, la fiducia nella giustizia lo ha aiutato a resistere. Per otto giudici che mi hanno condannato, ce ne sono stati dieci che mi hanno assolto.
Accanto alla famiglia, l’affetto dei tifosi bianconeri è rimasto una costante nella vita di Padovano. “Gli juventini non mi hanno mai negato una pacca sulla spalla”, ha detto, definendosi oggi un tifoso juventino. La squadra che ha vinto la Champions League nel 1996 è rimasta un punto di riferimento per lui. “Quella rosa era formata da un gruppo straordinario”, ha ricordato, sottolineando l’importanza del talento italiano nel calcio. Padovano ha espresso preoccupazione per la mancanza di sviluppo di giocatori di qualità e ha chiesto di ripartire dai settori giovanili, evitando di limitare il talento.
Oggi, Padovano vive il calcio da un’altra prospettiva: quella di opinionista a Sky Sport. “È bellissimo raccontare il calcio con dei professionisti del settore”, ha detto, sottolineando l’importanza di una comunicazione professionale e ironica. Per i 60 anni, il regalo più importante che si è sentito ricevere è la famiglia. “Mi godo il presente. Sono felice, perché ho una famiglia unita. Abbiamo condiviso alti e bassi, paradiso e inferno. Oggi mi sento una persona migliore, la condivisione dell’amore con la mia famiglia è il regalo più bello”, ha concluso.
La sua carriera, iniziata con la Juventus, lo ha portato a vincere titoli di alto livello, tra cui la Coppa Intercontinentale e la Supercoppa Europea. Tuttavia, la sua vita è stata segnata da un processo che lo ha tenuto lontano dal mondo del calcio per anni. “Ci sono stati dei momenti in cui ho vacillato. E se non fosse stato per la mia famiglia, mia moglie, mio figlio, mia mamma, mio papà che purtroppo è morto per il dispiacere, non ce l’avrei fatta. È un incubo che non posso descrivere a parole.”
Padovano ha anche ricordato il legame con Gianluca Vialli, un amico che lo ha supportato durante l’isolamento. “Telefonava alla mia famiglia quando ero in carcere. Mi manca moltissimo. Per me è stato un amico, basti pensare che decisi di trasferirmi al Crystal Palace perché a Londra avrei trovato lui.” La sua esperienza ha messo in luce la fragilità del sistema giudiziario e la necessità di un’azione più rapida e giusta. Oggi, con la famiglia accanto e la fiducia nella giustizia, Padovano vive il presente con serenità. “Sono felice, perché ho una famiglia unita. Abbiamo condiviso alti e bassi, paradiso e inferno. Oggi mi sento una persona migliore, la condivisione dell’amore con la mia famiglia è il regalo più bello.”
