Benedetta Favaro, da bambina in ospedale a poliziotta in prova: «I sorrisi degli agenti mi hanno salvata»

Una giovane poliziotta in prova racconta come la leucemia e i sorrisi di agenti in ospedale hanno plasmato il suo sogno di diventare poliziotta.

Una giovane poliziotta in prova racconta la sua storia iniziata in ospedale e il significato del suo lavoro
Una giovane poliziotta in prova racconta la sua storia iniziata in ospedale e il significato del suo lavoro

Un sogno nato in corsia

Benedetta Favaro, 22 anni, ha iniziato a sognare di diventare poliziotta quando era ancora una bambina in ospedale, in trattamento per una grave forma di leucemia. «Quando ero in ospedale i sorrisi degli agenti mi hanno salvata», racconta. La sua storia è un mix di resilienza, determinazione e un legame profondo con la polizia, che ha visto nascere proprio in quelle stanze di cura. «Porto con me molti ricordi, ma ce n’è uno che non ho mai dimenticato: le visite dei poliziotti che venivano in reparto come volontari», spiega. In quei momenti di sofferenza, i poliziotti le hanno dato forza e speranza, trasmettendole un senso di sicurezza che ha plasmato il suo futuro. Quei sorrisi e quelle parole sono stati la spinta per un sogno che oggi si realizza.

Da bambina a poliziotta in prova

La sua strada verso la divisa è stata lunga e fatta di sacrifici. Dopo aver superato la leucemia linfoblastica acuta, grazie a 54 sacche di sangue donate da volontari, Benedetta ha ripreso a studiare. Ha frequentato il liceo economico sociale e poi l’università a Padova, dove manca solo una piccola parte per ottenere la laurea in Scienze politiche. «Sono all’inizio del percorso e ho tanto da imparare, ma vorrei conservarne sempre il significato più profondo: esserci per gli altri», dice. Il 5 agosto, a Peschiera del Garda, ha giurato come agente in prova, assegnata al commissariato di San Candido (Bolzano). «Prima guardavo quei poliziotti entrare nella mia stanza e sognavo di essere come loro; oggi, a 22 anni, quella divisa la indosso io», conclude.

Benedetta è originaria di Paese, un piccolo paese in provincia di Treviso, e ha sempre avuto un forte legame con San Candido, in Trentino. «Sono molto legata a queste montagne e a questi luoghi, che frequento da tanti anni anche perché mia mamma ha un’attività qui», spiega. La sua famiglia è radicata in questa zona, e la sua scelta di lavorare al commissariato di San Candido è un ulteriore passo verso la sua radice. Con la divisa addosso, Benedetta non si pone limiti. Ma con consapevolezza, senza voli pindarici.

La sua motivazione è chiara: diventare una poliziotta capace di affrontare ogni situazione con professionalità e determinazione, senza mai dimenticare l’empatia e l’importanza di saper ascoltare. «Credo che dietro una richiesta d’aiuto non ci sia mai soltanto un intervento da svolgere, ma una persona che in quel momento sta affidando a noi le proprie paure e si aspetta di sentirsi al sicuro», conclude. Per Benedetta, il lavoro non è solo un’attività, ma un’opportunità per trasmettere forza e speranza, proprio come quei poliziotti che un tempo le hanno dato la forza di credere in un futuro migliore. Se durante la mia carriera riuscirò a lasciare in qualcuno ciò che quei poliziotti hanno lasciato in me, credo che avrò restituito almeno una piccola parte di quello che ho ricevuto.