Sanzioni USA contro Akane Tomoko: il Giappone non si muove

Il Giappone non replica alle sanzioni Usa contro la presidente della Cpi Akane Tomoko, nonostante la sua importanza internazionale.

Presidente della Cpi Akane Tomoko e manifestanti davanti all'ambasciata Usa a Tokyo
Presidente della Cpi Akane Tomoko e manifestanti davanti all’ambasciata Usa a Tokyo

Il Giappone non ha ancora preso una posizione chiara contro le sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla presidente della Corte Penale Internazionale (Cpi), Akane Tomoko. La giudice giapponese, la prima donna ad aver raggiunto un ruolo di rilievo in un’istituzione internazionale, è diventata bersaglio di Washington per le sue azioni contro la Russia e per la sua leadership nella Cpi. Nonostante la sua importanza, il governo giapponese, guidato dalla prima ministra Takaichi Sanae, ha mantenuto un atteggiamento ambiguo, preferendo una diplomazia discreta e non esplicitamente contraria alle sanzioni.

Un simbolo della giustizia internazionale

Akane Tomoko, nata a Nagoya nel 1955, ha costruito una carriera forense in un’epoca in cui le opportunità per le donne giapponesi erano limitate. Dopo essere diventata pubblico ministero nel 1982, ha occupato ruoli di rilievo all’interno del Ministero della Giustizia, occupandosi di cooperazione internazionale e di relazioni con l’Unione Europea. Nel 2017 è entrata a far parte della Cpi, dove ha svolto il ruolo di giudice istruttore, valutando prove e decidendo se autorizzare indagini su presunti crimini di guerra. Nel marzo 2023, è stata una delle tre giudici a emettere il mandato di arresto contro Vladimir Putin per la deportazione illegale di bambini ucraini, un atto che ha suscitato reazioni forti in Russia.

Le sanzioni USA sono viste come un attacco alla sovranità degli Stati. Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito la Cpi “corrotta e irrimediabilmente politicizzata”, accusandola di abuso del diritto internazionale. La presidente della Cpi è stata congelata, non può entrare negli Stati Uniti e non può ricevere transazioni da soggetti statunitensi. Tuttavia, il Giappone, che ha contribuito alla creazione della Cpi oltre 20 anni fa, non ha ancora espresso un sostegno esplicito.

La posizione del governo giapponese

La prima ministra Takaichi Sanae ha espresso un’opinione cauta, affermando che “queste sanzioni sono un vero peccato”, ma non ha preso una posizione netta. Nonostante la vicinanza ideologica al presidente USA Donald Trump, il governo giapponese ha preferito mantenere una posizione ambigua, evitando di mettersi in contrasto con Washington. Tuttavia, alcuni attivisti giapponesi e di altre nazionalità stanno cercando di spingere il governo a prendere una posizione più chiara. Venerdì scorso, una manifestazione davanti all’Ambasciata degli Stati Uniti a Tokyo ha visto la partecipazione di gruppi come l’Associazione dei laureati dell’Accademia di Difesa Nazionale contro il genocidio e la Rete contro il commercio di armi con il Giappone (NAJAT). La pressione ha portato la prima ministra Takaichi a dichiarare che Tokyo ha esercitato pressioni sugli Stati Uniti per evitare le sanzioni, ma non ha ancora adottato misure concrete.

Akane Tomoko rifiuta le accuse e difende la Cpi. La giudice ha affermato che “non vi è alcun motivo per cui io debba essere sanzionata”. Ha sottolineato che la Cpi non ha abusato del diritto internazionale per privare Stati indipendenti della loro sovranità, né lei ha partecipato a tali azioni. La sua posizione è chiara e risoluta, ma il suo destino dipende in gran parte dalle decisioni del Giappone, un paese che, nonostante la sua vicinanza a Washington, ha un interesse strategico nella difesa di un sistema di giustizia internazionale che ha contribuito a costruire.

  • Akane Tomoko, presidente della Cpi, è stata sanzionata dagli Stati Uniti per le sue azioni contro la Russia.
  • Il Giappone non ha preso una posizione netta a difesa della giudice, preferendo una diplomazia ambigua.
  • Manifestazioni giapponesi stanno esercitando pressione per spingere il governo a prendere una posizione più chiara.