Seminterrati come soluzione abitativa: un fenomeno in crescita in Italia
Cresce il mercato dei seminterrati in Italia, con un aumento del 37,6% degli annunci in affitto a Milano. Un fenomeno legato a salari bassi e affitti proibitivi.

Le città e la casa che non c’è. Il boom dei seminterrati si fa sempre più evidente, soprattutto in contesti urbani come Milano, dove un bilocale di 60 metri quadrati al piano seminterrato è in vendita a 179.000 euro, mentre un appartamento di 83 metri quadrati, sempre seminterrato e descritto come abitazione, è stato messo all’asta con una base di oltre 200mila euro. A Roma, un monolocale di 35 metri quadrati in via dei Due Ponti viene affittato a 800 euro al mese, mentre a Morena un bilocale di 35 metri quadrati, anch’esso seminterrato, costa 600 euro. Questi dati segnalano un fenomeno in crescita, che coinvolge non solo le aree più popolate, ma anche altre città come Torino e Firenze, dove i seminterrati possono essere trasformati in abitazioni, seppure con limiti più stringenti.
Un mercato che si espande
Secondo i dati di immobiliare.it, a Milano, nell’ultimo anno, gli annunci di seminterrati in affitto sono aumentati del 37,6 per cento, mentre quelli in vendita sono cresciuti dell’1,6 per cento. In alcune zone della città, un bilocale seminterrato può costare fino a 465mila euro, con affitti che superano i duemila euro mensili. La normativa regionale, in particolare in Lombardia, ha contribuito a questa evoluzione, con il fenomeno disciplinato dal 2017 sotto spinta di Forza Italia. In Lazio, invece, la legge regionale 12 del 2025, voluta dalla Lega, ha permesso una maggiore regolamentazione del tema.
Disuguaglianze e accesso alla casa
Tommaso Frangioni, research fellow al Politecnico di Milano che si occupa di casa e disuguaglianze, spiega che il problema non è tanto l’accesso a spazi informali o al di sotto degli standard, quanto la visibilità di un’offerta che non sarebbe stata accettabile attraverso i normali canali immobiliari. «Stiamo parlando di soluzioni che non vanno ad ampliare quello a cui tu puoi effettivamente accedere, semplicemente perché non puoi accedere a niente di meglio», dice Frangioni. La precarietà abitativa non nasce con i seminterrati, ma il loro uso come soluzione abitativa si sta diffondendo, creando un sistema di disuguaglianze.
«Nel momento in cui abbassi il limite inferiore, questo continua a creare un sistema di disuguaglianze», sottolinea Frangioni. A finire nelle soluzioni peggiori rischiano di essere proprio le persone che già hanno meno possibilità di scelta sul mercato. Per chi non ha alternative, il problema è un altro: «non puoi accedere a niente di meglio che quello». Il fenomeno si inserisce nella più ampia difficoltà di accesso alla casa nelle grandi città, dove il costo eccessivo degli affitti e dell’acquisto di casa diventa un problema sempre più sentito.
Un mercato in evoluzione
Il seminterrato, una volta visto solo come spazio di deposito o cantina, ora viene fotografato, arredato e messo sul mercato come qualsiasi altro appartamento. A Milano, un bilocale di 42 metri quadrati, appena ristrutturato, è in affitto per 950 euro al mese, con un affaccio sul giardino condominiale. In via Accademia, a Città Studi, un monolocale di 40 metri quadrati al piano interrato costa invece 800 euro al mese. Questi numeri segnalano un mercato in evoluzione, che si espande anche al di fuori delle grandi città, ma che non risolve le disuguaglianze esistenti.
«Il tema è quello del costo eccessivo degli affitti e dell’acquisto di casa», conclude Frangioni. Non riguarda soltanto chi vive in condizioni di povertà estrema, ma anche chi ha un reddito sufficiente per permettersi un’abitazione, ma non abbastanza per scegliere un’alternativa migliore. Il problema non è soltanto stabilire se un seminterrato rispetti uno standard abitativo, ma chi beneficia di questo cambiamento e chi, invece, può permettersi di scegliere oltre quel limite.
