Roberto Rigoli: «Ranucci non fa mai autocritica. Ecco dove sbaglia»

Roberto Rigoli, medico trevigiano, critica il metodo di Sigfrido Ranucci: manca autocritica e si ignorano interessi economici.

Medico trevigiano e giornalista si confrontano a Asiago, discutendo di inchiesta e verità
Medico trevigiano e giornalista si confrontano a Asiago, discutendo di inchiesta e verità

Roberto Rigoli, medico trevigiano e protagonista di inchieste televisive, ha espresso le sue opinioni durante un incontro pubblico a Asiago, in occasione della presentazione del libro di Sigfrido Ranucci. L’incontro, avvenuto il 22 agosto 2026 nell’ambito dell’Aperitivo con l’autore, ha acceso dibattiti su temi di interesse nazionale e internazionale, con particolare riferimento al ruolo del giornalismo d’inchiesta e alla gestione dei tamponi in Veneto. Rigoli ha sottolineato come Ranucci non abbia mai mostrato una minima autocritica, un aspetto che, a suo avviso, rappresenta un errore. L’evento, che si è svolto a Asiago, ha visto il medico intervenire in modo diretto e misurato, dopo aver seguito la serata dalla terza fila.

Un confronto tra innocenza e immagine

«Io posso essere innocente, ma se vengo inizialmente sporcato, la mia immagine resta opaca per tutta la vita», ha detto Rigoli, riferendosi al caso che lo ha visto protagonista in passato. Il medico ha sottolineato come la sua assoluzione giudiziaria, ottenuta recentemente, non abbia cancellato i danni causati da una narrazione televisiva che, a suo avviso, non ha rappresentato la verità. «Report non ha mai rappresentato la verità nel mio caso, e questo è sancito dalla sentenza», ha aggiunto, riferendosi al processo che ha visto coinvolgere la trasmissione. Rigoli ha espresso tristezza per la situazione di Ranucci, ma ha anche espresso solidarietà per la sofferenza della sua famiglia.

La mancanza di autocritica è un errore

«Ranucci non fa mai autocritica», ha sottolineato Rigoli, ritenendo che questa mancanza sia un errore. Secondo il medico, il giornalista ha focalizzato l’attenzione su temi internazionali, trascurando il contesto nazionale. «A mio modo di vedere, ha toccato solo una parte dei temi che ha rappresentato nel libro», ha detto, aggiungendo che il giornalista, probabilmente per prudenza, ha evitato di affrontare alcuni aspetti cruciali. Rigoli ha anche sottolineato come la trasmissione Report abbia avuto un ruolo importante nella sua storia, ma non abbia mai rappresentato la verità. «I tamponi molecolari costavano 100 euro, mentre i tamponi rapidi, introdotti da me, sono costati solo 12 euro», ha ricordato, spiegando come la sua azione abbia portato a un risparmio significativo per le aziende pubbliche.

La gestione dei tamponi e i conflitti di interesse

«Non vorrei mai che chi ha difeso i tamponi molecolari avesse avuto degli interessi economici sugli stessi», ha aggiunto Rigoli, sottolineando come la questione non sia solo tecnica ma anche economica. Il medico ha espresso fiducia nel processo in corso per diffamazione aggravata nei suoi confronti, sperando che la verità emerga. «Ranucci è stato rinviato a giudizio, siamo alla terza udienza e mi auguro che anche lì verrà fuori la verità», ha concluso, rafforzando la sua posizione di chi cerca la verità, anche se non sempre la trova.

La giustizia e la verità non sono sempre parallele

Rigoli ha anche parlato della sua relazione con suo padre, il più anziano microbiologo vivente in Europa, che aveva seguito da vicino l’intera vicenda e aveva sofferto. «Se n’è andato senza avere la soddisfazione della riconquista di una dignità rubata», ha ricordato, sottolineando l’importanza di una riflessione su certe battaglie. «Ecco perché io sono attento anche nei confronti di Ranucci», ha aggiunto, ritenendo che l’errore delle sue inchieste sia l’orientamento politico. «Una trasmissione d’inchiesta più attenta avrebbe dovuto indagare sulla questione dei tamponi molecolari anche dal punto di vista degli interessi economici», ha concluso, rafforzando la sua posizione di chi cerca la verità, anche se non sempre la trova.