Inquinamento e cancro nel Porto di Napoli: un rischio ambientale che minaccia la salute pubblica

Inquinamento e cancro nel Porto di Napoli: un rischio ambientale che minaccia la salute pubblica

Quartieri di Napoli con elevata incidenza di cancro e inquinamento dell'aria, rischio sanitario
Quartieri di Napoli con elevata incidenza di cancro e inquinamento dell’aria, rischio sanitario

La Campania, in particolare la zona del Porto di Napoli, si trova al centro di un dibattito scientifico e civile su come l’impatto ambientale possa influenzare l’insorgenza di malattie, con un rischio concreto di ulteriore condanna da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu). L’incidenza di cancro del polmone nelle aree di Porto Napoli est, parallela a un grave inquinamento dell’aria, ha suscitato preoccupazioni e richieste di interventi urgenti.

Un rischio ambientale non trascurabile

La zona del Porto di Napoli, composta da quartieri come San Giovanni a Teduccio, Barra e Ponticelli, è caratterizzata da un inquinamento industriale multifattoriale. La presenza di complessi industriali, raffinerie di petrolio, ex centrali a carbone e poli chimici ha creato un ambiente estremamente inquinato. L’area, che si estende su circa 830 ettari, ha registrato un aumento significativo di casi di cancro, in particolare del polmone, con dati che mettono in luce un rischio sanitario non trascurabile.

La situazione è drammatica e richiede un intervento immediato.

Un quadro epidemiologico preoccupante

I dati di incidenza di cancro aggiornati al 9 luglio 2026, presentati alla Commissione per l’esecuzione della sentenza Cedu del 30 gennaio 2025, hanno confermato un quadro critico di rischio per la salute. I quartieri del Porto mostrano un’incidenza di cancro del polmone superiore a quella di quartieri storici come Bagnoli ex Italsider. Questo indica un rischio attuale, non passato, che richiede azioni concrete per tutelare la popolazione. Il Progetto Sentieri, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, ha evidenziato da anni un quadro critico di rischio per la salute in questa area. L’incidenza e la mortalità per mesotelioma della pleura e tumore del polmone sono significativamente elevate, con conseguenze gravi per la salute pubblica.

Un’azione necessaria per evitare ulteriori condanne

Antonio Marfella, presidente dei medici per l’ambiente, ha sottolineato come sia gravissimo e antiscientifico minimizzare l’impatto ambientale nella genesi dei tumori e delle malattie cronico-degenerative. L’epidemiologia ufficiale in Campania, secondo lui, tende a non cercare i nessi di causalità tra inquinamento e malattie, attribuendo spesso la causa a fattori individuali come il tabagismo.

Nonostante i dati siano chiari, non vengono considerati né proposti studi caso/controllo per identificare il nesso tra inquinamento e cancro. L’incidenza di cancro del polmone nei quartieri del Porto, con un tasso di 173 casi per 100mila abitanti, rispetto a 56 casi per 100mila a Posillipo, indica un rischio patogeneticamente rilevante. Questo non può essere ignorato. Isde e Lilt hanno avviato studi caso controllo per valutare il rischio sanitario in aree come Agrimonda, dove l’inquinamento della falda acquifera è stato accertato sin dal 1995. La bonifica, avviata grazie al Commissario Unico Generale Vadalà, sarà completata entro settembre 2026, dopo 35 anni di inazione da parte della Regione Campania.

  • Il Porto di Napoli è un’area a rischio elevato per l’inquinamento.
  • La situazione epidemiologica è preoccupante e richiede interventi urgenti.
  • Le condanne Cedu sono un segnale di allarme per la salute pubblica.

La Campania, dopo tre condanne Cedu per mancata tutela sanitaria, rischia di riceverne una quarta se non si interverrà tempestivamente. L’inquinamento dell’aria, in particolare da biossidi di azoto, non solo aumenta il rischio di cancro, ma anche di infarti, ictus e patologie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer. L’Aeroporto di Capodichino, con i suoi movimenti aerei, contribuisce ulteriormente a questa situazione, emettendo quantità significative di kerosene combusto. La comunità scientifica e i cittadini chiedono un’azione concreta per tutelare la salute pubblica, evitando ulteriori condanne e proteggendo la popolazione da un rischio ambientale che non può essere ignorato.