Mps e la battaglia per il controllo: da salvataggio pubblico a contromosse strategiche
Mps si difende contro Intesa e nuovi azionisti, con contromosse e tensioni nel settore bancario.

Il Monte dei Paschi di Siena, dopo anni di crisi e salvataggio pubblico, si trova al centro di una battaglia strategica per il controllo del gruppo bancario italiano. Dopo aver riacquistato una posizione di rilievo grazie all’ingresso di nuovi azionisti privati e alla scalata a Mediobanca, la banca senese ha lanciato una contromossa contro l’offerta pubblica di Intesa Sanpaolo, che mira a integrarla nel primo gruppo bancario italiano. L’operazione, che potrebbe portare a un “spezzatino” del Monte, ha suscitato reazioni da parte del governo e di importanti figure politiche e economiche.
La scalata a Mediobanca e l’ingresso di nuovi azionisti
Dopo il salvataggio pubblico del 2017, Mps ha visto un cambio di assetto significativo negli ultimi due anni. Nel novembre 2024, il Tesoro ha ceduto il 15% della banca a diversi azionisti, tra cui Delfin, Caltagirone, Banco Bpm e Anima. L’operazione, che ha visto la partecipazione di importanti gruppi finanziari, è finita al centro di un’indagine della procura di Milano, che ha ipotizzato un coordinamento non dichiarato tra azionisti rilevanti. La conquista di Mediobanca, avvenuta nel gennaio 2025, ha ulteriormente rafforzato la posizione di Mps, con la famiglia Del Vecchio e Caltagirone che detengono quote significative.
La procura di Milano indaga sull’operazione ipotizzando che dietro l’offerta di scambio ci possa essere stato un coordinamento non dichiarato tra azionisti rilevanti della banca senese e di Mediobanca, in particolare Caltagirone e Delfin. Al centro dell’inchiesta ci sono le ipotesi di aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza.
Intesa Sanpaolo e l’offerta di 30,6 miliardi
Il 7 giugno, Banco Bpm ha presentato una proposta di aggregazione alla pari con Mps, ma l’offerta non ha avuto successo. Il giorno successivo, Intesa Sanpaolo ha annunciato un’offerta pubblica di acquisto e scambio non concordata da 30,6 miliardi di euro, con l’obiettivo di integrare il Monte nel primo gruppo bancario italiano. L’operazione prevede una riorganizzazione degli asset per affrontare i nodi antitrust, con la cessione di una parte della rete e delle attività a Unipol.
La reazione di Matteo Salvini, che ha censurato l’operazione sostenendo che Unicredit fosse “una banca straniera”, ha portato a un intervento del governo con il golden power, in nome della “sicurezza del risparmio”. Le prescrizioni imposte sono state censurate anche da Bruxelles, portando alla ritirata dell’offerta da parte di Piazza Gae Aulenti. La situazione ha visto la gioia di Crédit Agricole, che ha portato la sua quota in Bpm a un passo dal 30%. La battaglia per il controllo di Mps è in corso, con nuove contromosse e tensioni che potrebbero portare a un cambio di rotta nel settore bancario italiano.
La contromossa di Lovaglio e il futuro di Mps
Il 29 ottobre, gli azionisti dovranno esprimersi sulla doppia offerta di scambio su Banca Generali e Banco Bpm, proposta da Mps. L’obiettivo è costruire un’alternativa all’integrazione con il primo gruppo bancario italiano, mantenendo l’integrità del Monte. La premier Giorgia Meloni ha espresso la sua preferenza per una soluzione che mantenga l’integrità del Monte, evitando la cessione di 635 filiali a Unipol e l’accorpamento con Bper per formare una nuova “Banca Monte dei Paschi” senza riferimenti a Siena. Il piano dovrà passare per forza al vaglio degli azionisti, essendo l’istituto senese sotto la “passivity rule”, la norma che in caso di offerta ostile limita la possibilità di mettere in campo operazioni difensive senza il via libera dell’assemblea.
