Moschee clandestine in capannoni, Comune: «Tutte abusive, saranno chiuse»

Comune di Mestre chiude moschee clandestine in capannoni, provvedimenti di chiusura e demolizione coatta.

Comune di Mestre chiude moschee clandestine in capannoni, provvedimenti di chiusura e demolizione coatta
Comune di Mestre chiude moschee clandestine in capannoni, provvedimenti di chiusura e demolizione coatta

Un fenomeno crescente di luoghi di culto non autorizzati

A Mestre, la città che ospita una delle comunità islamiche più dense d’Italia, il Comune ha deciso di procedere alla chiusura di diversi luoghi di preghiera non autorizzati. I locali, spesso mascherati da centri culturali, sono stati identificati come abusivi e sono stati oggetto di ordinanze di chiusura. Il motivo? La mancanza di una destinazione d’uso legale, che va dal commerciale all’industriale, rende questi spazi non conformi alle normative. Il Comune ha chiarito che, se non saranno smantellati, potranno essere demoliti coattamente. Il provvedimento si fa più severo con il passare del tempo.

Un’ordinanza per tre luoghi, con prossima quarta

Nei giorni scorsi, è arrivata l’ordinanza di chiusura per tre dei luoghi di culto clandestini. Tra questi, il più grande è quello in via Linghindal, ex concessionaria Land Rover, che era già stato segnalato alla polizia locale nel 2025. A maggio, era scattato un conto alla rovescia di 90 giorni per il ritorno al precedente uso commerciale. La polizia ha verificato che i responsabili non avevano rispettato la richiesta e che l’area continuava a essere utilizzata come sala di preghiera. A questo punto, il Comune ha deciso di rendere più severo il provvedimento: se non si procederà al smantellamento, lo farà direttamente con una demolizione coatta. La polizia locale ha presentato notizia di reato in procura.

Un’altra “moschea” a Marghera, in un capannone industriale

A Marghera, il centro di preghiera storico è quello di via Monzani, ma non è l’unico. Altre strutture, come quella in via Lazzarini, sono state identificate come luoghi di culto non autorizzati. Questo centro si trova in un capannone artigianale, distante dai centri abitati, e viene descritto come «un luogo multiculturale e molto aperto». La polizia locale ha già presentato notizia di reato in procura, e il Comune ha dato l’aut aut: o si rimuove tutto, o arriveranno gli operai a farlo. Il Comune ha già chiuso altri centri culturali in passato.

Un’esperienza di chiusura e ricorsi, con un’ultima decisione in attesa

In passato, il Comune ha chiuso centri culturali islamici come “La Pace” in via Paganello e “Ditib Venezia” in via Ca’ Marcello. Alcuni di questi spazi sono stati chiusi per mancanza di contratto di affitto, altri per non rispettare le normative. Il caso più noto è quello di via Mestrina, chiuso dal sindaco Luigi Brugnaro in un momento di forte tensione politica. Ora, il Comune procede con una serie di ordinanze, tra cui quella in via Paolucci, dove è scaduto il termine per il ritorno al precedente uso commerciale. Il provvedimento si estende anche a via Altobello, dove un procedimento era già in atto. La comunità musulmana a Venezia supera i quarantamila.