L’orto del Papa diventa biologico al 100%: come si coltiva e per chi si produce
L’orto del Papa diventa biologico al 100%. Come si coltiva e per chi si produce.
L’orto del Papa, situato nei Giardini Vaticani accanto al monastero Mater Ecclesiae, ha raggiunto il 100% di certificazione biologica. L’obiettivo non è la massima produzione, ma il rispetto del terreno e delle stagioni, come richiamato da Papa Francesco in Laudato sì. L’orto, gestito da un giardiniere esperto e affiancato da giovani collaboratori, si estende su quattro terrazzamenti per poco meno di 400 metri quadrati. La produzione, negli anni, ha rifornito realtà caritative come Casa Dono di Maria, che sta tornando a attivarsi con impegno. La cura del creato, come sottolineato da Papa Leone XIV nel 2025, è un impegno concreto per la terra e le generazioni future.
Coltivazione biologica e tecniche sostenibili
La coltivazione segue tecniche specifiche per mantenere la fertilità del suolo. La rotazione delle colture, con legumi come i fagiolini che fissano l’azoto, e l’uso di un fertilizzante a base di alghe marine sperimentato sui pomodori, riducono l’uso di prodotti fitosanitari. Le piantine arrivano dall’esterno e sono già trattate con criteri naturali, mentre si preferisce evitare un semenzaio interno per limitare il rischio di fitopatie. L’irrigazione è interamente manuale, e il calendario delle coltivazioni segue fedelmente la stagionalità.
La cura del creato è un impegno concreto per la terra e le generazioni future.
Le buone pratiche agronomiche riducono inoltre la necessità di utilizzare prodotti fitosanitici, poiché il numero e l’attività dei parassiti vengono tenuti sotto la soglia di danno. L’uso di concime pellettato certificato, scelto in base al periodo e alla pianta, sostituisce il letame proveniente dalle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, usato in passato. Ogni intervento viene registrato su un “quaderno di campagna”, come impone la normativa per i trattamenti soggetti all’obbligo del “patentino”, mentre le sostanze naturali non richiedono registrazione.
Un’eredità secolare e un’esperienza condivisa
La storia dell’orto inizia nel Medioevo, quando Papa Niccolo’ III Orsini, nel trasferire la residenza pontificia al Vaticano tra il 1277 e il 1280, volle realizzare un frutteto e un viridarium, uno spazio produttivo che contribuiva al fabbisogno della mensa papale. Otto secoli più tardi, questa vocazione non si è esaurita: si ripete, quasi identica, accanto al monastero voluto da Giovanni Paolo II e realizzato tra il 1992 e il 1994. Le monache, in origine, lavoravano direttamente la terra, e oggi le religiose indicano, di volta in volta, quali coltivazioni servono, nel rispetto della stagionalità e del terreno.
Il giardiniere esperto, da qualche tempo affiancato da un gruppo di giovani collaboratori, trasmette gradualmente la propria esperienza, affinché quel sapere fatto di piccoli gesti quotidiani non vada perduto. Le piantine, acquistate dall’esterno e già trattate con criteri naturali, vengono coltivate seguendo un calendario che rispetta i tempi della natura. La produzione, negli anni, ha rifornito realtà caritative come Casa Dono di Maria, e oggi il ritorno di questa attività è accompagnato da un rinnovato impegno. I frutti dell’orto, coltivati senza alcun trattamento, vengono mangiati persino con la buccia. Le suore ne fanno marmellate, bucce candite e biscotti, in parte offerti agli ospiti, in parte messi in vendita. L’orto, gestito dal Servizio Giardini e Ambiente, rappresenta un esempio di sostenibilità e di cura del creato, in linea con i valori della Chiesa e con le direttive di Papa Francesco.
