La SIM, un’arma nascosta: come una scheda compromessa può attaccare dispositivi connessi
Una ricerca rivela come una SIM malevola possa compromettere smartphone, auto e sistemi industriali.

Una ricerca dell’Università di Birmingham ha svelato una vulnerabilità finora sottovalutata: una SIM malevola può inviare comandi al telefono, rubare dati, aprire siti pericolosi e persino costringere il dispositivo a passare dal 5G al vulnerabile 2G. Il rischio riguarda anche router, colonnine elettriche e sistemi industriali. La scoperta, presentata alla conferenza scientifica USENIX WOOT 2026, ha suscitato preoccupazioni per la sicurezza dei dispositivi connessi.
La SIM, un elemento trascurato nella sicurezza
La scheda SIM, nella sua forma tradizionale e nella versione eSIM, è indispensabile per collegarsi alle reti mobili. Tuttavia, la ricerca mostra come essa sia spesso considerata un elemento secondario nei sistemi di sicurezza, nonostante ospiti un microprocessore. I ricercatori hanno sottolineato che la SIM può interagire direttamente con il modem del dispositivo, aprendo la porta a possibili attacchi.
Le capacità proattive della SIM e i rischi concreti
Un aspetto critico è la funzione tecnica chiamata Proactive SIM, che permette agli operatori telefonici di offrire servizi avanzati. Attraverso questa funzione, la SIM può inviare comandi AT, uno standard di controllo sviluppato negli anni ’80. “La parte affascinante è che le capacità proattive di una SIM e la superficie di attacco che ne deriva sono definite esplicitamente nelle specifiche tecniche delle comunicazioni cellulari, dando origine ad attacchi pienamente conformi agli standard”, spiega Marius Muench, professore assistente di informatica presso l’Università di Birmingham. Per dimostrare quanto fosse concreto il problema, i ricercatori hanno sviluppato CATana, uno strumento di analisi utilizzato su 26 dispositivi, tra cui 18 smartphone e 8 moduli cellulari per l’Internet delle Cose. I test hanno rivelato che una SIM malevola può compiere operazioni dannose senza che l’utente se ne accorga, come effettuare chiamate, inviare messaggi, sottrarre dati e persino spegnere il modulo radio.
Le conseguenze e le misure di protezione
Uno degli scenari più preoccupanti riguarda la possibilità di costringere un dispositivo ad abbandonare le connessioni 4G o 5G per passare alle vecchie reti 2G, meno sicure e più intercettabili. I ricercatori hanno anche dimostrato che una SIM ostile può obbligare il browser ad aprire un sito web malevolo senza alcuna interazione da parte dell’utente, anche quando il telefono è bloccato. Le aziende hanno già iniziato a distribuire patch correttive e aggiornamenti delle impostazioni di sicurezza, con l’obiettivo di disattivare i comandi ormai obsoleti e rafforzare la protezione dei dispositivi connessi. “È stato fantastico lavorare insieme alle aziende coinvolte e alla GSMA: i nostri report sono stati presi sul serio e i principali produttori stanno mettendo a disposizione aggiornamenti software che andranno a beneficio di miliardi di futuri dispositivi abilitati alle SIM”, conclude Muench.
