Lavitola aveva pianificato la candidatura di Ranucci: “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente”
Lavitola aveva pianificato la candidatura di Ranucci: messaggi rivelano un progetto politico.

—
Lavtola, l’imprenditore in carcere per essere accusato di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, aveva già in mente un progetto politico che includeva la candidatura del conduttore di Report. Tra poche ore, il primo interrogatorio di garanzia dopo l’arresto lo vedrà confrontarsi con i giudici, dove dovrà rispondere a dichiarazioni e messaggi che indicano un piano per portare Ranucci in politica. L’interrogatorio, fissato per mercoledì mattina, segna un passo cruciale nel procedimento che ha visto l’accelerazione del processo e l’emissione della misura cautelare.
Progetti politici e messaggi rivelatori
Nelle carte dell’indagine della Procura di Roma emerge che Lavitola, già prima dell’attentato del 2025, aveva espresso l’intenzione di far emergere Ranucci come leader politico. Tra i messaggi scambiati, uno in particolare ha suscitato attenzione: “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente”. L’imprenditore, in un momento di intimità con il giornalista, sembrava sognare un futuro in cui Ranucci potesse occupare un ruolo di rilievo nel panorama politico italiano. Il messaggio, accompagnato da altre frasi come “Saresti se non l’unico uno dei pochissimi leader potabili di questo Paese”, indica un progetto ambizioso, ma non ancora concreto.
La candidatura di Ranucci era un obiettivo chiaro per Lavitola.
Secondo i giudici, il piano di Lavitola non si limitava a un’idea personale, ma sembrava mirare a un’azione concreta. Dalle carte si evince che l’imprenditore aveva già iniziato a pianificare una strategia per portare il conduttore di Report in politica, sfruttando gli attacchi della politica alle inchieste di Report. L’obiettivo era farlo emergere come un leader alternativo, in grado di contrastare le posizioni di altri esponenti politici. Il piano, però, non è mai stato condiviso con Ranucci, che è stato considerato vittima della manipolazione da parte dell’imputato.
Un’azione in nome del potere
La Procura di Roma ha chiarito che l’attentato non è stato un atto isolato, ma parte di un progetto più ampio. Secondo i magistrati, Lavitola avrebbe agito per aumentare la popolarità di Ranucci, con l’obiettivo di farlo emergere come leader politico. L’azione dinamitarda, però, non è stata condivisa con il giornalista, che è stato visto come vittima della manipolazione. L’imputato, invece, sembra aver agito in modo autonomo, con l’obiettivo di ottenere un ruolo di primo piano nel panorama politico italiano. Il gip ha sottolineato che non è emerso alcun elemento per ritenere che Ranucci fosse d’accordo con il piano di Lavitola. L’imprenditore, quindi, ha agito in modo personale, con l’obiettivo di far emergere il giornalista come candidato. L’interrogatorio di garanzia, quindi, non solo riguarderà l’attentato, ma anche il piano politico che Lavitola aveva in mente.
L’interrogatorio di garanzia è il primo passo dopo l’arresto.
