L’ultimo villaggio cristiano della Cisgiordania diventa zona militare
In Cisgiordania, l’ultimo villaggio cristiano è stato dichiarato zona militare dopo attacchi da parte di coloni israeliani.

Il villaggio cristiano di Taybeh, l’ultimo in Cisgiordania, è stato dichiarato zona militare chiusa dall’esercito israeliano dopo un aumento di attacchi da parte di coloni. La misura, che limita l’accesso al paese di circa 1.200 abitanti, è stata introdotta per proteggere i palestinesi della zona dagli estremisti ebrei, ma è stata accolta con scetticismo e timore da chi vive lì. Gli sputi, le aggressioni e i danni ai luoghi cristiani in Israele e West Bank, dove i cristiani hanno una presenza millenaria, sono in aumento da tempo, segnando un incremento del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Violenza e ostilità crescenti nei confronti dei cristiani
La vicenda di Taybeh testimonia come la violenza perpetrata da estremisti religiosi contro i cristiani in Israele, in particolare a Gerusalemme e Cisgiordania, sia diventata un fenomeno sempre più difficile da ignorare per le autorità israeliane. Secondo un sondaggio del 2025 dell’organizzazione per il dialogo interreligioso Rossing Center, quanto più aumenta il livello di religiosità degli ebrei israeliani, tanto più cresce il fastidio e l’ostilità nei confronti dei cristiani. La crescente ostilità sembra essere legata all’atteggiamento del governo israeliano, che fomenta il nazionalismo religioso e il senso di impunità percepito dagli estremisti.
Un’azione politica e religiosa per contrastare la violenza
Dopo l’episodio più eclatante di aggressione, in cui una suora francese è stata spinta e ferita da un estremista nella città vecchia di Gerusalemme a fine aprile, la politica ha iniziato a muoversi. Pochi giorni dopo, il deputato di opposizione e rabbino riformato Gilad Kariv ha organizzato un incontro alla Knesset, il parlamento israeliano, dove ha radunato membri del governo, forze di polizia e ong attive sul tema. Si sono tutti impegnati a fare di più per arginare l’ostilità ormai dilagante nei confronti dei cristiani. Anche il Vaticano è attivo da tempo in questa direzione.
«La Chiesa cattolica universale è sempre attiva per salvaguardare la presenza cristiana in Terra Santa e in tutta la regione mediorientale» ha detto a Domani Padre Ibrahim Faltas della Custodia di Terra Santa. La diplomazia vaticana agisce in silenzio ma è costantemente impegnata a favore della pace. L’attivista israeliana Yisca Harani, fondatrice e direttrice dell’Rfdc, ha sottolineato che molti casi di abusi non vengono segnalati e quindi i dati disponibili rappresentano sicuramente una sottostima del fenomeno. «Se dopo non succede niente, c’è il via libera a farlo ancora, una specie di incoraggiamento passivo», spiega l’attivista.
La crescente ostilità tra gruppi religiosi in Israele richiede una maggiore conoscenza reciproca e un miglioramento dell’istruzione per migliorare i rapporti tra ebrei e cristiani. Per chi lavora per la coesistenza dei vari gruppi religiosi in Israele, la conoscenza reciproca e l’istruzione giocano un ruolo fondamentale per migliorare i rapporti tra ebrei e cristiani.
