Piero Marrazzo parla del passato: «Sono stato un vigliacco per non avvertire mia moglie»
Piero Marrazzo torna a parlare del passato: «Sono stato un vigliacco per non avvertire mia moglie»

Piero Marrazzo, ex presidente della Regione Lazio, torna a parlare del passato in un’intervista rilasciata a Hoara Borselli per Il Giornale. L’ex politico, oggi 68 anni, racconta i dettagli di un scandalo che ha segnato la fine della sua carriera politica e ha scatenato un dibattito su temi come la transessualità, la sessualità e la responsabilità personale. L’episodio, che risale al 2009, ha visto Marrazzo accusato di aver avuto rapporti con una donna transessuale e di aver consumato stupefacenti nell’appartamento di lei in via Gradoli a Roma. La vicenda, scoperta da una squadra di carabinieri, ha portato a un complotto che ha danneggiato la sua immagine pubblica e ha causato la fine della sua carriera politica.
Un passato che pesa
Marrazzo ha confessato di aver risposto a una domanda del suo psicanalista: «Cosa mi ha spinto a stare in una casa di via Gradoli con una donna transessuale?». Ha risposto: «Mi ha spinto il desiderio di quella donna transessuale». L’ex presidente ha spiegato che la transessualità, per lui, rappresenta un’iperfemminilità che ha suscitato in lui desideri immaginari. Tuttavia, ha chiarito di non essere omosessuale e di non aver mai voluto dimostrare con quante donne è stato. Il machismo è il segno più chiaro della debolezza del maschio, ha detto, aggiungendo che il tradimento non è una debolezza, ma un segnale di disagio profondo.
Marrazzo ha anche ricordato che non ha mai voluto dimostrare con quante donne è stato. «Il machismo è il segno più chiaro della debolezza del maschio», ha detto. Ha aggiunto che non è stato un atto di debolezza, ma un segnale di un disagio profondo. «Non è stato un atto di debolezza, ma un segnale di un disagio profondo», ha spiegato. L’ex presidente ha anche detto che non ha mai avuto una storia sentimentale con una transessuale, ma ha scelto la via più semplice: la prostituzione.
Le figlie e il senso di colpa
Dopo la sentenza della Corte di Cassazione che lo ha dichiarato vittima di un complotto, Marrazzo ha raccontato come le sue tre figlie, Giulia, Diletta e Chiara, lo hanno lasciato in silenzio. «Le mie tre figlie. Mi dissero solo tre parole: “papà, mo’ basta”», ha ricordato. Ha confessato di sentirsi colpevole nei confronti di sua moglie Roberta Serdoz, da cui si è separato. Io sono stato un vigliacco. Perché dovevo avvertire mia moglie di quello che era accaduto. Io sono colpevole nei confronti di mia moglie e delle mie figlie. Questo è quello che io mi porto addosso», ha detto.
Le figlie, però, non si sono mai allontanate da lui. «Sono state tre leonesse. Erano lì a proteggermi», ha aggiunto. Marrazzo ha anche ricordato un episodio in traghetto per Stromboli, dove qualcuno ha fatto un apprezzamento volgare contro di lui. Le figlie lo hanno protetto, distruggendo l’insulto. L’unica figura politica che gli è stata vicina è stato Marco Pannella. «Un uomo può avere una storia sentimentale con una transessuale. Io non l’ho avuta e ho scelto la via più semplice: la prostituzione», ha detto. Ora prova malinconia. «La malinconia per avere ferito gli amori più importanti della mia vita», ha concluso.
