Nevegal: un paesaggio di abbandono e speranze in sospeso

Nevegal mostra un degrado crescente e progetti di rilancio mai realizzati, con hotel chiusi e rifugi in disuso.

Nevegal mostra un paesaggio in degrado con hotel chiusi, rifugi abbandonati e progetti di rilancio in sospeso
Nevegal mostra un paesaggio in degrado con hotel chiusi, rifugi abbandonati e progetti di rilancio in sospeso

Nevegal, il cuore del turismo invernale in provincia di Belluno, mostra un quadro di abbandono e progetti mai realizzati. Hotel chiusi, rifugi in disuso, discariche e ristrutturazioni in sospeso: il paese vive un momento di stallo, come se ogni tentativo di rilancio si fermasse prima di raggiungere la meta. Il Nevegal, un tempo simbolo di splendore turistico, oggi appare come un’immagine di un passato glorioso che non si riesce a trasformare in un futuro sostenibile.

Un passato glorioso, un presente in sospeso

Il Nevegal, con le sue Universiadi, i suoi inverni da tutto esaurito e le estati in cui mezza Belluno si spostava sul Colle, ha visto un’epoca di grande affluenza e attività. Tuttavia, il presente non sembra seguire lo stesso ritmo. L’albergo Olivier, che un tempo ospitava i ritiri estivi dell’Inter, è chiuso da vent’anni, e il vecchio distributore di benzina sotto Le Torri è diventato un reperto di archeologia industriale. Il vecchio rifugio di Visentin, con vista sulla laguna di Venezia, è oggetto di una petizione popolare per il recupero, ma i lavori non si vedono ancora.

Il Nevegal sembra essere un’immagine di un passato che non si riesce a trasformare in un futuro.

Progetti mai realizzati e abbandoni di strutture

La ristrutturazione della vecchia partenza della seggiovia, annunciata da Nevegal Life, era prevista per ottobre, ma ad oggi non si vede neppure l’ombra dei lavori. Il piazzale davanti alla stazione di partenza è diventato una piccola discarica a cielo aperto, con bidoni di lamiera, termosifoni arrugginiti e un vecchio gatto delle nevi dismesso. Il cartello dei carabinieri segnala un “area sottoposta a sequestro preventivo”, un’altra testimonianza del degrado che si accumula. Il Brigata Cadore, un tempo un rifugio affollato, è chiuso da decenni e oggi ospita antenne televisive e cellulari. La sua sala al piano terra e la scalinata che porta ai piani superiori sono ancora visibili, ma il ricordo del passato è solo un’eco. L’agrituraggio Faverghera, chiuso da un anno, e la vecchia pista da sci con lo skilift del Ghiro, costruito negli anni Settanta, sono solo due esempi di strutture che non hanno trovato un nuovo destino.

Resistenze e nuove speranze

Nonostante il degrado, in alcuni angoli del Nevegal si intravedono segni di resistenza. L’albergo Olivier, chiuso da vent’anni, è in fase di ristrutturazione per tornare a essere un’esperienza di qualità. L’albergo Nevegal Camping, con il parco giochi che attira famiglie ogni fine settimana, rappresenta un’alternativa di attività turistiche. Altri hanno aperto b&b, bar o attività locali, cercando di sfruttare le potenzialità del Colle.

Il Nevegal, pur in crisi, mostra segni di resistenza e nuove speranze.

Il Nevegal, come Sisifo, sembra essere un luogo in cui ogni tentativo di rilancio si ferma prima di raggiungere la cima. Ma forse, proprio in questo momento di stallo, si possono trovare le basi per un futuro diverso. Il paese, con le sue strutture in disuso e i progetti in sospeso, è un’immagine di un passato che non si è ancora concluso, ma che potrebbe ancora trovare una nuova direzione.

  • Hotel chiusi e rifugi abbandonati
  • Ristrutturazioni in sospeso
  • Progetti di rilancio mai realizzati
  • Resistenze locali e nuove attività