Maldini svela tensioni con Malagò: «Pirlo fu escluso per pretesto, volevamo rifondare il calcio»
Paolo Maldini svela tensioni con Malagò: «Pirlo fu escluso per pretesto, volevamo rifondare il calcio»

Paolo Maldini ha rompo il silenzio sulla sua esperienza come direttore tecnico della Nazionale italiana, svelando tensioni con il presidente della FIGC Giovanni Malagò e criticando l’uscita di Andrea Pirlo. L’ex capitano del Milan e della Nazionale ha espresso rammarico per l’abbandono del progetto di rifondazione del calcio italiano, che aveva visto la partecipazione di Pep Guardiola e l’obiettivo di creare un movimento calcistico più competitivo e orientato al futuro. Maldini ha sottolineato come il rapporto con Malagò sia andato male, con il presidente che avrebbe modificato i patti in modo inaccettabile.
Un progetto ambizioso per il calcio italiano
Il progetto condiviso con Leonardo, che mirava a rifondare il movimento calcistico italiano con un orizzonte di 8-10 anni, prevedeva la totale autonomia nella scelta del nuovo commissario tecnico. Maldini ha spiegato che l’obiettivo era di individuare un allenatore giovane, con un passato vincente in azzurro e una mentalità offensiva. Tra i nomi considerati, c’erano Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Tuttavia, gli accordi della Lega hanno reso impossibile l’ingaggio di allenatori sotto contratto con club di Serie A, escludendo di fatto De Rossi e Grosso.
Guardiola quasi si univa alla Nazionale. Dopo un colloquio esplorativo con Carlo Ancelotti, Maldini e Leonardo sono volati a Barcellona per incontrare Pep Guardiola. «Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli… Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto», ha raccontato Maldini al Corriere. Tuttavia, il tecnico ha rifiutato per stanchezza accumulata, interrompendo un’occasione che Maldini riteneva cruciale per il futuro del calcio italiano.
La rottura con Malagò e le dimissioni
La rottura con Malagò è arrivata al momento della retromarcia sulle competenze. «Ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”», ha spiegato Maldini. «Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire», ha dichiarato.
«Avevo assunto un impegno gravoso che nei giorni era diventato quasi un sogno: fare qualcosa per le prossime generazioni, per costruire un’Italia competitiva», ha detto Maldini. «Un sogno interrotto ma bellissimo… La strada era quella. Difficile, lunga; ma avrebbe cambiato l’identità del calcio italiano. È un peccato. Un vero peccato». A raccogliere l’eredità sulla panchina azzurra sarà ora Claudio Ranieri. «Avere una figura come Ranieri è un plus, qualcosa di eccezionale», ha commentato Maldini. Tuttavia, il progetto di rifondazione del calcio italiano, che aveva visto la partecipazione di Guardiola e l’obiettivo di creare un movimento più competitivo, è rimasto solo un sogno interrotto. Maldini, pur rispettando il lavoro di Roberto Mancini, ha sottolineato che il progetto era diverso e mirava a un futuro più ambizioso per il calcio italiano.
La visione di Maldini per il calcio italiano era radicata in un cambiamento culturale profondo.
Il progetto mirava a un’identità basata sulla tecnica e sull’uno contro uno.
