La Chiesa di Belluno ridisegna la mappa dei sacerdoti: un calo record e un modello di accorpamento
La Chiesa di Belluno ridisegna la mappa dei sacerdoti: un calo record e un modello di accorpamento

La diocesi di Belluno ha annunciato un importante cambio di rotta nel sistema pastorale, con un calo del numero dei sacerdoti che ha dimezzato la presenza del clero sul territorio. Dopo cinquant’anni di storia, il numero dei preti diocesani è sceso da 264 a 111, un calo strutturale che ha reso necessario un ripensamento radicale delle parrocchie e dei loro assetti. L’annuncio, reso pubblico dal vescovo monsignor Renato Marangoni, ha colpito in particolare i territori montani, dove l’abbandono delle comunità e la mancanza di nuovi sacerdoti hanno reso indispensabile l’accorpamento delle parrocchie. Questo modello, che ha visto la fine dell’antico sistema dei campanili, rappresenta una svolta nella gestione pastorale della Chiesa locale.
Un calo record e un modello di accorpamento
La demografia del clero ha subito un declino senza precedenti, con un calo di oltre 150 sacerdoti dal 1974 a oggi. Nel 1974, la diocesi contava 193.516 abitanti e 168 parrocchie, con 264 preti diocesani e 66 religiosi. Oggi, con circa 175.000 abitanti, il numero dei sacerdoti è sceso a 111, con solo 14 preti religiosi rimasti. Questo calo ha reso necessario un ripensamento radicale del sistema pastorale, con l’obiettivo di garantire la continuità dei servizi anche nei territori più isolati.
Le nomine e i trasferimenti sono diventati una priorità per la diocesi. Don Simone Ballis, parroco di Domegge di Cadore e di Vallesella dal 2014 e di Calalzo di Cadore dal 2019, è stato nominato nuovo parroco di Alleghe, Caprile, Pescul, Rocca Pietore, Santa Maria delle Grazie e Selva di Cadore. Don Vladimir Binkowski, originario della Polonia, ha ricevuto un incarico che gli permette di continuare il suo servizio pastorale in territorio bellunese grazie a una convenzione internazionale. Altri nomi importanti sono quelli di don Andrea Costantini, don Franco Decima e don Dario Fontana, che si occuperanno di garantire la continuità dei servizi anche nei paesi più isolati.
Un sistema in evoluzione
La riorganizzazione del clero nella diocesi di Belluno risponde a una serie di fattori, tra cui l’età avanzata di molti sacerdoti e la necessità di riorganizzare i presidi in base alle forze disponibili sul territorio. L’obiettivo è garantire la continuità dei servizi anche nei territori più isolati, dove la mancanza di nuovi sacerdoti ha reso indispensabile l’accorpamento delle parrocchie. Questo modello, che ha visto la fine dell’antico sistema dei campanili, rappresenta una svolta nella gestione pastorale della Chiesa locale.
Il processo di accorpamento ha visto il coinvolgimento dei consigli pastorali delle parrocchie, un passaggio fondamentale per preparare i fedeli ai nuovi assetti religiosi della vallata. Questo ha portato a un “valzer” di nomine e trasferimenti, con un’attenzione particolare alla gestione pastorale complessa e itinerante tra i diversi centri. La diocesi ha espresso un commento sulle nomine, sottolineando che il cambiamento è un momento di sofferenza per i parrocchiani e per gli stessi parroci, ma che fa parte della vita della Chiesa.
